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SCUM: GOSPELS FOR THE SICK

data

19/09/2005
80


Genere: PunkRockBlackDeathThrashCore
Etichetta: DogJob Records
Anno: 2005

Metti insieme dei musicisti con culture diverse e generi musicali di appartenenza apparentemente agli antipodi - in realtà il babbo di tutti è sempre quel vecchio porco del rock - e potrebbe uscirne un lavoro interessante oppure una ciofeca immonda (Phil Anselmo e Killjoy ne sanno qualcosa). Nel caso degli Scum fortunatamente vale la prima delle due ipotesi. Una line up che definire variegata è dir poco e che vede Casey Chaos (Amen) dietro al microfono, Samoth (Zyklon, ex Emperor) e Cosmocrator (MindGrinder) alle chitarre, Faust (ex Emperor) alla batteria e Happy Tom (Turbonegro) al basso. Ad arricchire il progetto Scum vi è anche la partecipazione come ospiti di Mortiis, Nocturno Culto (Darkthrone) e Knut "Euroboy" Schreider (Turbonegro\Euroboys). Insomma, un vero crogiolo di influenze che collimano in un unico punto creando un'esplosione degna del fungo atomico di Hiroshima. All'interno di "Gospels For The Sick" troviamo punk rock, hardcore, thrash metal, Motorhead, Celtic Frost, Swans e tutta quella feccia musicale necessaria per ricordare quanto schifo faccia questo mondo: oggi come negli anni '70. Il black metal è sicuramente presente ma in misura minore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare: "Truth Won't Be Sold", "Deathpunkscumfuck" (la "Necrophobic" del 2005) e "Road To Sufferage" sono i pezzi in cui il passato di Samoth e Faust riemerge prepotentemente nei raggelelanti riff, che potrebbero essere paragonati ai Darkthrone rivisti sotto una chiave punk rock. Da notare inoltre come il duetto di "The Perfect Mistake" tra Chaos e Nocturno Culto avvenga proprio nel brano che celebra maggiormente l'unione tra i generi: il ritornello catchy tipico del punk si fonde con le ruvide vocals di Nocturno Culto. Rozzo, sguiato, genuinamente spontaneo e diretto. Così lontano dalla plastificazione che capita spesso di sentire ultimamente. Cinque musicisti si chiudono in una stanza e sfogano la propria ira sugli strumenti, il rock fu, è e sarà, sostanzialmente questo.

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