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ROTTING CHRIST: SANCTOS DIAVOLOS

data

28/01/2004
83


Genere: black/death
Etichetta: Century Media
Anno: 2004

Rieccoli qua. Zitti zitti anche questa volta i greci Rotting Christ hanno sfornato un signor album! Chi scrive non ha mai nascosto la sua simpatia per la proposta musicale di questo gruppo, seguitissimi da sempre, ma in questa occasione voglio mettere da parte tutta la stima e l'orgoglio che provo per questo gruppone e parlarne chirurgicamente, con freddo distaccamento. 'Sanctos Diavolos' è il nuovissimo lotto di canzoni per la band dei fratelli Tolis (Sakis voce e chitarra e Themis batteria), che ripropone il culto del Cristo in putrefazione in tutta Europa e non solo, visto che la label Century Media si è data caparbiamente da fare per pubblicizzare l'evento anche negli U.S.A. A questo punto la prima cosa che mi viene in mente da fare è di paragonarlo con il precedente 'Genesis' uscito nel 2002, che aveva di fatto compiere al sound (ed al logo) dei Rotting Christ un salto temporale "controllato" di circa sette anni, mettendo in secondo piano tutte le divagazioni prese in prestito dal gothic metal degli album della seconda metà degli anni '90. Nel caso di 'Genesis' però si vedeva subito che l'intento era quello di riportare in alto le quotazioni di un gruppo che stava andando allo sfacelo, riesumando (è proprio il caso di dirlo) sonorità, temi e logo dimenticati nel passato in favore della svolta atmosfericissima gotica. Differente è il discorso per 'Sanctos Diavolos'. Qui non c'era da riesumare nulla, ma semplicemente partire dall'album precedente ed evolvere ancora di più il suono, dandogli possibilmente una veste moderna, per dare un seguito alla fortunata operazione musicale del 2002 che aveva, è inutile nasconderlo, risollevato i Rotting Christ dal dimenticatoio. Il risultato è stato un album molto vario per sonorità e contenuti, capace di attirare l'attenzione sia del vecchio fan di lunga data, grazie ai momenti aggressivi (ma presentati con una veste decisamente al passo coi tempi) come l'opener "Visions Of a Blind Order", o "You My Cross", o la thrasheggiante "Serve In Heaven", sia di un ascoltatore anagraficamente più giovane, visto che "Tyrannical" (la canzone più strana del lotto, che richiama molto alla mente le ritmiche stoppate dei Fear Factory riletti in chiave Rotting Christ), o "Sanctimonius", un bellissimo pezzo atmosferico che sfrutta al 100% la capacità della band greca di destreggiarsi in queste situazioni. In particolare, balza subito all'orecchio una certa attenzione nei particolari, specialmente nella scelta dei suoni e degli elementi di contorno (samples in primis), in modo da presentare un prodotto che rispecchi al pieno i Rotting Christ del 2004; una scelta intelligente che non intacca minimamente il potenziale malvagio che da sempre il gruppo si porta dietro, ma anzi ne esalta le doti, rendendolo molto affascinante e mai noioso. Le proverbiali parti atmosferiche ci sono tutte, la carica malvagia degli esordi è stata riproposta fedelmente, l'album è scintillante per una produzione e artwork da sogno, insomma.... proprio un bel lavoretto.

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