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REVIVER: REVIVER

data

28/04/2005
70


Genere: Power
Etichetta: Remedy / Frontiers
Anno: 2005

Heavy, Power, Thrash? Questi olandesi non hanno le idee chiarissime. Provando a cercare altre recensioni, troverete gente che li paragona agli Iron Maiden, qualcuno che parla di Power Thrash, altri che tirano in ballo il Thrash americano degli anni '80. E personalmente ho fatto parecchia fatica ad inquadrarli, perchè ad ogni ascolto percepivo qualche sfumatura in più, qualche nuovo riferimento stilistico. Alla fine ho concluso, semplicemente, che i Reviver suonano un Power anomalo, un nuovo modo di intendere il Power, un modo nuovo ma basato su sonorità vecchie. Non ci trovo queste grandi somiglianze dirette (con gli Iron Maiden men che meno), ma ciononostante rimane innegabile che questi ragazzi abbiano saputo imparare dai più diversi maestri, suggendo spunti dallo stile di parecchi altri. Il risultato è un album dinamico, ricco di variazioni, e che secondo me difficilmente piacerà dal primo ascolto. Nella sua apparente semplicità, risulta infatti un lavoro ben difficile, che spiazza l'ascoltatore mettendolo di fronte ad una musica trascinante su cui si snodano delle vocal lines taglienti, in principio quasi fastidiose. Eppure poi, proseguendo nell'ascolto, si iniziano ad aprrezzare i cambi di tempo, gli assoli prevedibili ma non banali, la voce che non decolla, ma vola a rasoterra su un livello pari a quello della musica, rendendo a tratti ostica la comprensione dei testi. Si inizia ad apprezzare il gruppo, ma soprattutto si scoprono certe perle, come "Garden Of Eden", o "Osiris Eyes", che sono capaci di incantare, dimenticando che in effetti, a ben vedere, alcuni brani non saranno brutti, ma sembrano comunque superflui. "Fight Your Fight", ad esempio, è uno di quei pezzi che, pur senza essere tecnicamente inferiori, riescono comunque a riportare l'ascoltatore nella stanza, ed a fargli chiedere "ma ancora non finisce 'sto cd?", in un modo diametralmente opposto a brani come "Gates Of Time", che si snodano invece con tale ipnotica semplicità da dare l'impressione di non averli nemmeno sentiti. Non si tratta, si diceva, di brani brutti, ma di pezzi obiettivamente sbagliati. Non bastano questi, comunque, a far scadere del tutto il cd, che risulta anzi essere una sfida che si rinnova: visto il primo ascolto, con le sue impressioni negative, magari alla lunga si troverà il senso anche di quei pezzi che, pur dopo qualche ascolto, un senso sembravano non averlo.

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