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POSSESSED: SEVEN CHURCHES

data

16/03/2008
100


Genere: Death Metal
Etichetta: Combat Records
Anno: 1985

Checchè ne dicano le religioni, non esiste alcuna cosa che nasca dal nulla. Ogni elemento della materia e dell'esistente è frutto di fattori e processi più o meno elaborati, ma è innegabile che a un certo punto debba avvenire l'exploit di tali processi, dai più scambiato erroneamente nel proverbiale fulmine a ciel sereno. Ora, forse sarebbe una forzatura affermare che la "folgore improvvisa" che ha portato alla nascita del Death Metal, dopo i vari Venom, Onslaught, Celtic Frost, Slayer, Terrorizer, Sarcofago e Necrovore sia 'Seven Churches', ma di sicuro la sua uscita ha racchiuso, più o meno inconsapevolmente, tutti i canoni fino ad allora abbozzati dai signori di cui sopra (e mi scusino coloro che non sono stati citati). Quindi, ancor prima dei Death di Evil Chuck, che hanno dato le ultime scalpellate liberando da qualche piccola imperfezione la malvagia e stupenda creatura che oggi tutti conosciamo, questi ormai leggendari metallers hanno scritto un importante capitolo nella storia del metal, delineando le linee guida di un nuovo genere, dandone addirittura il nome. Il capolavoro si apre con timidi synth che avvolgono l'ascoltatore con la colonna sonora dell'Esorcista, e prima ancora che si facciano pensieri osceni riguardo ragazzine indemoniate che giocano con un crocifisso di legno, arrivano le sporchissime e retrò chitarre di Mike Torrao e del geniale Larry Lalonde (quello dei Primus, per intenderci), che introducono con dei riff thrash molto slayeriani-della-prima-ora le dure e violente linee vocali di Jeff Becerra, che tanto sconquasso crearono negli ascoltatori coevi. I riff, dicevamo, hanno una solida base thrash, ma si capisce che a stento rimangono all'interno dei canoni del genere. No. Adesso sconfinano, quei trasandati capelloni floridiani che puzzano di birra ed erba hanno rotto il cazzo. Adesso è l'ora del Male. Della violenza, dell'efferatezza. E non esiste più nascondersi dietro i "messaggi subliminali", adesso te lo dicono in faccia e te lo musicano pure. Per la gioia di predicatori e perbenisti. E sarebbe impossibile mettersi a sciorinare tutte le band che hanno attinto da questo capolavoro, si farebbe prima (si fa per dire) a cercarne qualcuna che non lo ha fatto. L'album procede in violenza e durezza, senza sbagliare un colpo nelle seguenti tracce, delle quali va sicuramente citata la bellissima title track, con la sua semplice quanto accattivante solistica, memore dell'insegnamento della più dura frangia NWOBHM. E poi si arriva alla monumentale "Death Metal", che è, se vogliamo, una sorta di verso alla celeberrima "Black Metal" dei Venom, ma oltre a racchiudere tra i suoi accordi e blast beat l'essenza prima del genere, è anche portatrice di una minacciosa promessa: "Now we take over And rule by Death Metal Enjoy our long-waited reign Blood's what we want And we won't settle Until we drive you insane" Non resta alto che aggiungere che ci troviamo di fronte a una summa del genere, a quello che con ogni probabilità è stato il primo lavoro Death Metal della storia. Ma qualora non lo fosse stato, il risultato non cambia.

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