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ORODRUIN: Ruins Of Eternity

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21/10/2019
75


Genere: Doom Metal
Etichetta: Cruz Del Sur Music
Distro: Audioglobe
Anno: 2019

Un’attesa davvero lunga per gli Orodruin, nota band doom proveniente da Rochester, New York. Sedici anni dopo il loro primo full-lenght ‘Epicurean Mass’ esce questo 'Ruins Of Eternity', macigno doom registrato presso i Wicked Squid Studio durante il 2018. Non è stata un'attesa completamente silente per il gruppo, in effetti sono state pubblicate altre uscite discografiche come Ep, compilation, demo ecc. Prendendo spunto dai maestri del genere (Black Sabbath, Cathedral, Candlemass, Pentagram) il terzetto statunitense porta alla luce brani con i caratteri tipici del genere arricchendolo di sensibilità e melodie sognanti. “Forsaken”, traccia d’apertura, ci consegna tutti gli stilemi: lentezza, riff cupi, ossessivi e una voce  acuta e penetrante, in tipico stile Sabbath. Lo stile dolce e armonioso della voce si apprezza bene in “Man Of Peace” e “Letter Of Life’s Regret”. È fondamentale dire che la performance di Mike Puleo è eccellente. Il suo timbro vocale è il vero fiore all’occhiello del disco; inoltre Mike, dopo l’abbandono del batterista Mike Waske, ha curato e registrato tutta la parte ritmica di basso e batteria dimostrando carattere e vera professionalità su ogni strumento. Con “War On The World” la band preme leggermente sull’acceleratore e modula verso strutture musicali più variegate per poi tornare verso territori più epici e heavy classici con “Into The Light Of The Sun” dove fanno bella mostra  riff di chitarra armonizzati per terze e cavalcate ritmiche oscure, nel caso di questo brano, in particolare, si può dire che l’origine tolkieniana del nome della band (Orodruin è il nome Sindarin del Monte Fato di Mordor nel “Signore Degli Anelli”) si rispecchia perfettamente nella musica. La title track che chiude l’album fa capire la caratura stilistica e compositiva del gruppo alternando pieni e vuoti in una danza macabra che accompagna l’ascoltatore in mondi acidi e lisergici. I temi lirici dei testi esplorano la perdita, la partenza e la rinascita  in un circolo eterno di luci e di ombre, di vita e di morte, di tormento e sollievo. La copertina dell'album è la combinazione di varie immagini composta da  John Gallo, incluso il meraviglioso dipinto di Thomas Cole "Expulsion From The Garden Of Eden". L’impressione che si ha dall’ascolto è quasi quello di un live, per l’immediatezza della produzione, molto scarna e quasi esente da sovraincisioni che consente ad ogni strumento di emergere. Un disco asciutto, senza fronzoli, diretto, dai suoni forti ma eleganti senza eccessi sonori, buon doom metal onesto e ben fatto.

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