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MACHINE HEAD: THE BLACKENING

data

28/03/2007
98


Genere: Modern Thrash
Etichetta: Roadrunner Records
Anno: 2007

Come si inizia la recensione di un capolavoro annunciato che poi si rivela effettivo capolavoro? Il buon senso suggerirebbe di stare zitti, ma dopotutto qualcosa la si deve pur dire. Che i Machine Head stessero rivivendo una seconda giovinezza è stato palese fin dalla resurrezione di “Through The Ashes Of Empires”, un album praticamente perfetto che oltre a risollevare le quotazioni di Flynn e soci dimostrava che il trono costruito dalla band di Oakland dopo “Burn My Eyes” sarebbe rimasto di loro proprietà per lungo tempo. Era impresa ardua superare l’opera, ma con il nuovo “The Blackening” i Machine Head ci sono riusciti, superando addirittura “Burn My Eyes” e confezionando un disco superlativo da qualunque parte lo si guardi,qualunque sia il contesto. “Clenching The Fists Of Dissent”: presente “Davidian”? Presente “Imperium”? Ecco, dimenticatele. Tra marce militari, squarci melodici e tiratissimi stacchi thrash (Demmel e Flynn in stato di grazia anche e soprattutto a livello solista, ascoltatevi le meraviglie chitarristiche di “Halo” se non ci credete) la traccia di apertura, dieci minuti e trentaquattro secondi, scandisce il ritmo di questo mostro discografico. Il thrashterpiece “Aestethics Of Hate”, assoli da lacrime, l’eterea “Now I Lay Thee Down”, la resurrezione del thrash bay area per mano della modernità di “Wolves” (altri dieci minuti)… “The Blackening” unisce melodia, potenza, dinamismo sonoro e tecnicismi in un, ops, ho finito i sinonimi per capolavoro. E se ancora non ci credete, ascoltate le altre due cartucce da dieci minuti, “Halo” e “A Farewell To Arms”, spietata critica alla guerra in Iraq da parte di un Flynn che anche dal punto di vista lirico osa l’inimmaginabile e confeziona testi da primo della classe. Da qualunque parte lo si guardi (si lo so che l'ho già scritto sopra), a meno di non essere ciechi “The Blackening” è un lavoro perfetto, al contrario di questa recensione, ben poco esaustiva e pure scritta male. Detta in soldoni (e non ci si azzardi a criticare voti perigliosi quando girano robe tipo 10 su Metal Hammer -inglese- o le cinque K di Kerrang!) “The Blackening” non prende 100 solo perché i Machine Head stessi non potranno mai superare un livello del genere, ma è pur vero che pensavo la stessa identica cosa di “Through The Ashes”. E adesso, unleash the woooolves.

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