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LORDI: Monstereophonic (Theaterror Vs. Demonarchy)

data

05/10/2016
75


Genere: Hard Rock, Heavy Metal
Etichetta: AFM Records
Distro: Audioglobe
Anno: 2016

Dopo un trio di uscite di livello accettabile, ma certo non indimenticabili come 'Babez For Breakfast', 'To Beast Or Not To Beast' e 'Scare Force One' la band finlandese dal look orrorifico cerca di rinsaldare il ruolo di punta dello shock rock messo negli ultimi anni  in discussione, e ci riesce con risultati decisamente convincenti recuperando molto quel sound orecchiabile tipico dei loro primi lavori, diciamo fino all'ottimo 'Deadache', aggiungendo anche qualche elemento di novità. Stiamo parlando un lavoro per certi versi inconsueto quello appena realizzato da queste cinque orrende creature che ci sembra più opportuno spezzarlo in due tronconi: la prima parte (Theaterror) è contraddistinta per lo più da un sound assai accattivante che si rifà chiaramente a quell'hard rock di metà/fine anni '80 che rimanda molto ad act quali Twisted Sister, Kiss (musa ispiratrice di Mr Lordi), ed ancor più all'Alice Cooper del periodo di 'Trash' tant'è che "Down with The Devil", "Sick Flick' e "None For One" sembrano venuti fuori da una session compositiva in compagnia di Desmond Child (che prese parte alla stesura del citato album di Cooper), brani molto piacevoli all'ascolto, così come "Let’s go Slaughter He-Man" traccia dotata di un ritmo trascinante, ballabile se vogliamo e caratterizzata da un bel giro di tastiere; pollice verso invece per il singolo "Hug You Hardcore", dal sound tendente all'industrial, ma abbastanza banale sia nella strofa che nel refrain. Nella seconda parte 'Demonarchy' si assiste ad un ispessimento delle sonorità (si ascolti in particolare la thrasheggiante "Break Of Dawn"), e ad una maggiore sperimentazione che prende forma in "Heaven Sent Hell On Earth" e “And The Zombie Says” dalle sinistre atmosfere alla King Diamond, mentre il lento finale "The Night The Monsters Died" appare ben congegnato e mette in mostra una lirica dai forti connotati ironici. Sia ben chiaro, non stiamo parlando di rivoluzioni sonore, ma è opportuno mettere in evidenza una maggior voglia di osare, nel puntare a qualcosa che vada al di fuori di schemi fin troppo consolidati e possiamo chiudere un occhio se non tutto procede alla perfezione ("The Unholy Gathering" non vuol proprio saperne di decollare). In ogni caso i ragazzi mantengono un buon livello tecnico e sono sempre in grado di garantire una notevole quantità di momenti capaci di catturare l'ascoltatore, e questo è certamente un ottimo indizio per il prosieguo della carriera di questa band bizzarra e caciarona quanto volete ma dalle idee davvero molto chiare.

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