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BLACK RAINBOWS: Hawkdope

data

15/07/2015
90


Genere: Stoner Rock
Etichetta: Heavy Psych Sounds Records
Distro:
Anno: 2015

La scena stoner italiana ha attualmente dei numerosi nomi interessanti (ad esempio Isaak, My Home On Trees, Doctor Cyclops, Temple of Dust, giusto per fare qualche nome), ma sicuramente dopo questo “Hawkdope” il nome dei romani Black Rainbows riecheggerà su tutti quanti in maniera prepotente. Il presente disco, prodotto dal leader della band Gabriele Fiori, con la collaborazione della Heavy Psych Records, si rivela un grande lavoro discografico da parte di una band tra le più apprezzate del panorama stoner rock a livello italiano ed europeo. Un lavoro complessivo che ha pochissimi spazi di sosta; ti trascina e ti trasporta come un ottovolante che vuole andare ovunque trovi spazio e binari possibili. Un lavoro che ti fa battere i piedi a tempo in maniera sistematica, grazie alle ritmiche sostenute della batteria di Alberto Croce, che ti percuote corpo e mente come un uomo scuote ossessivamente una donna durante l’atto sessuale, che ti fa muovere capo e corpo come se non ci fosse un domani. Le melodie e le sezioni strumentali sono arricchite dalla voce abrasiva, e allo stesso tempo evocativa e carica di effetti, del bravissimo Gabriele Fiori, che è il pilota che porta l’ascoltatore verso mondi finora inesplorati. Tutti i brani sono ricchi di qualità, ma in maniera particolare se ne segnalano un paio dove si toccano gli strati più alti del creato: la title-track, in cui il connubio tra i vari elementi musicali e le melodie che ne vengono strutturate creano un autentico sogno ad occhi aperti; e la conclusiva “The Cosmic Picker”, che ha una prima parte dal sapore di psichedelia autentica sostenuta dagli afflati vocali di Fiori, con il gentile accompagnamento di una chitarra appena accennata e di effetti synth, e una seconda parte in cui scende in campo come un Cristiano Ronaldo qualunque la chitarra di Fiori, che regala un poderoso riff denso di sovrapposizioni ed effetti di una qualità e di un’atmosfera davvero indicibili per quanto emozionanti, che può ricordare per certi versi la chitarra di René Rutten dei The Gathering durante “Capital of Nowhere” ripresa qui in maniera molto più articolata. In queste due tracce, più delle altre, si nota soprattutto la sensazione che quando sembra che ci si attesti in momenti di calma apparente e di respiro profondo che cercano di far riflettere l’ascoltatore e fargli riprendere un attimo di fiato, ecco che poi all’improvviso, come una supernova, un big bang epocale, esplodono suoni e colori che fanno volare il livello qualitativo dell’album intero, e fanno volare chi all’orecchio ascolta attraverso gli auricolari questa band, con l’innata voglia di non tornare più indietro. Tutti i brani sicuramente sanno rendere al meglio anche dal punto di vista di una loro esecuzione dal vivo, e non è un caso che nei cartelloni delle più importanti rassegne del genere (come l’Up In Smoke, il Keep It Low, il Desertfest berlinese) siano spesse volte presenti a bastonare i partecipanti con il loro groove. Ed è una band che bisogna assolutamente gustare live, per assaporarne suoni, colori ed emozioni, in grado da far lievitare l’ascoltatore in un mondo parallelo senza alcuna presenza di gravità, dove le leggi fisiche vengono sistematicamente violate. Album mastodontico per quanto bello.

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