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BLACK RAINBOWS: Cosmic Ritual Supertrip

data

30/05/2020
80


Genere: Stoner Rock, Psych Rock
Etichetta: Heavy Psych Sounds Records
Distro:
Anno: 2020

Estremamente fedeli alla linea, i romani Black Rainbows desiderano sempre esprimersi con quello che di meglio riescono a fare: suonare lo stoner-fuzz ad alto tasso di adrenalina, tra motori rombanti, litri di alcool e nebbie lisergiche. E così, dalla duplice casa madre di Gabriele Fiori, vale a dire la band stessa e la label Heavy Psych Sounds, esce alle stampe il nuovo album che non poteva avere titolo più eloquente per sintetizzare fino all’estremo il loro stile artistico. Nelle parole ‘Cosmis Ritual Supertrip’ è contenuto il sunto della loro proposta musicale, associata a quel modo di vivere e di contemplare lo stoner rock fatto di grandi pedalate chitarristiche, essenze acide che saturano l’atmosfera, carburante sempre attivo e indefessa prostrazione verso il fascino luciferino. L’album, costruito con l’apporto dell’ex bassista Giuseppe Guglielmino, sostituito di recente da Edoardo Mancini (a sua volta ex bassista dei Killer Boogie, altra creatura di Gabriele Fiori) quando il disco era già praticamente concluso, non si discosta molto a livello di sound e di scenari visionari rispetto agli album precedenti; parziale eccezione la si può fare per il precedente disco ‘Pandaemonium’, caratterizzato da suoni che nel complesso si sono rivelati più decisi ed oscuri, a ridosso dell’heavy metal. ‘Cosmic Ritual Supertrip’ si avvicina di più a quanto fatto soprattutto con ‘Hawkdope’ e ‘Stellar Prophecy’, quando si discute in particolare di ciò che si riesce ad immaginare in termini di viaggi mentali e voglia di libertà interiore. Dando per assodate le qualità compositive e tecniche di Gabriele Fiori, sia alla voce assolutamente inconfondibile, sia alla chitarra suonata sempre con grande versatilità e lasciando ampio spazio ad effetti e distorsioni più disparati, e la buona tenuta ritmica della batteria di Filippo Ragazzoni supportato dall’ottimo lavoro fatto dal basso di Guglielmino, nell’album ci sono, come detto, gli elementi che hanno contraddistinto la crescita dell’immagine dei Black Rainbows. “Radio 666” e “Master Rocket Power Blast” sono le tipiche canzoni emblematiche del pensiero dei power trio romano: adrenalina, passione per i motori, fuzz chitarristici a profusione, lode al diavolo, e tanto trip e acidità. Un elemento di interesse da considerare sono i brani di apertura e di chiusura del disco: “At Midnight You Cry” e “Fire Breather” si contraddistinguono per dare la prima la  giusta sveglia all’apertura delle danze, e la seconda di chiudere con la stessa carica elettrica tutto il percorso intrapreso dal disco. In particolare l’ultimo brano sa coniugare perfettamente l’hard rock veloce e propulsivo con le atmosfere spaziali create dai fumi inebrianti, tanto cari al movimento stoner e tanto aderente allo stile della band, molto apprezzato e promosso durante i loro live. Recentemente, Fiori e Regazzoni hanno dato vita ad un progetto parallelo in chiave acustica denominato The Pilgrim, il quale ha dato alle stampe un disco gradevole l’anno passato dal titolo ‘Walking Into The Forest’, dove i due raccontano in maniera considerevolmente rilassata le sensazioni provate durante le esperienze a contatto con la natura. Volgendo lo sguardo verso livelli a cavallo tra astronomia e fantascienza, “Searching For Satellites Part I & II” sembra riprendere, per certi versi, le sonorità acustiche intraprese in quel progetto. Ma il pezzo forte dell’album, il brano che può essere paragonato ai grandi capitoli della discografia dei Black Rainbows come sono stati la title-track di ‘Hawkdope’, “Golden Widow” per ‘Stellar Prophecy’ e “Grindstone” per ‘Pandaemonium, è “Hypnotized By The Solenoid”. Un titolo che, solamente a dettarlo, ti porta direttamente in mezzo al torrido deserto, con temperature da capogiro, in costante preda delle più svariate allucinazioni. In queste allucinazioni, Fiori si insinua in maniera torbida nella mente dell’ascoltatore che da lui viene rapita, portandolo con la sua voce ad elevato tasso acido ed alcolemico e i suoi riff intrisi di effetti e distorsioni senza regole in un viaggio senza ritorno, in preda alle più lascive tentazioni, girando senza pause in un vortice a prova di stomaci forti. Un brano che fonde in maniera sublime stoner, psichedelia, rock occulto e kraut, che si vorrebbe non finisse mai, in una corrente infinita che lascia tutto alle spalle. I Black Rainbows nel campo dello stoner psichedelico sono e rimarranno sempre una garanzia, e un modo (oserei dire) intelligente di distrarsi e di sorvolare con la mente al di sopra degli eterni problemi terreni.

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