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BATHORY: THE RETURN

data

21/10/2003
80


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Black Mark
Anno: 1985

"The Return of the Darkness and Evil..." così recita l'indimenticabile refrain della title track di questo apocalittico "Ritorno". E quale migliore presentazione per un disco che non fa altro che confermare che i Bathory erano un vero e proprio pericolo pubblico all'epoca dei loro primi dischi??? Se si pensa che quest'altro manifesto di devastazione è uscito negli eighties, viene soltanto da ridere pensando a tutti i sedicenti "terroristi musicali" del giorno d'oggi… ben pochi dischi sono mai stati così estremi nel loro contesto storico… riesco a pensare solo a platter ben più blasonati come "Kill'em All", "Scream Bloody Gore", "Deathcrush", per non scomodare nomi troppo grossi (le analogie "ideologiche" tra questi dischi d'esordio dei Bathory e gli esordi di una ben nota band inglese che comincia per "Black" e finisce per "Sabbath" sono ben più di mere speculazioni…). E credo di non esagerare affatto. Con "The Return" i Bathory non smorzano minimamente i toni, e se il lavoro è senza dubbio più concreto e "finalizzato" del delirante predecessore, il tutto è, se possibile, ancora più brutale, più marcio, più doloroso, più estremo. I riff si sono senza dubbio evoluti da quegli stridori e quelle cascate di stonature e cacofonia che erano in passato, ma la loro cattiveria è diventata ancora più potente e minacciosa. Le velocità come sempre sono a livelli da NASA… non si nota la differenza tra Vvornth e un qualunque martello pneumatico collegato alla batteria, se batteria si può chiamare questa tempesta fonica che si mescola alla perfezione con il nuovo assalto musicale dei nostri. Senza dubbio c'è una maggiore attenzione alla forma canzone. addirittura troviamo un brano atipico, quasi à la Motorhead, come "Bestial Lust", a fianco di assurde scariche di tempi in battere e riff minimali come "Total Destruction" e "Possessed". Nonostante ciò, ascoltando il disco a lungo (ripeto, come per il precedente, non cercate significati nascosti, tutto ciò che i Bathory avevano da dire l'hanno detto chiaro e tondo, senza nasconderlo dietro troppe astrazioni musicali), ci si accorge che i pezzi rimangono in testa, e ritornelli come quello della title track (supportato da accordi inusitatamente melodici) possono addirittura risultare cantabili, senza nulla togliere all'assoluto olocausto scatenato in poco più di mezz'ora di musica. Che altro dire… la registrazione, ancora una volta, è a livelli amatoriali, Quorthon si slancia più spesso nei suoi assoli al fulmicotone, veri e propri stupri perpetrati alla sua povera sei corde, lo screaming è ancora una volta acido e bestiale… non mancano momenti più cupi e vicini a quello che sarà il black metal… secondo chi scrive, l'atto di nascita di questo genere è da ravvisare nel perverso e putrido riff di "Son of the Damned", probabilmente la prima canzone di vero e proprio "black metal" (nell'accezione moderna del termine, non quella in voga allora). Insomma, i Bathory hanno sfogato una nuova scarica di follia a completare e concludere, dando anche una forma più "seria" e compiuta, il big bang di perversione e oscurità dell'esordio. "The Return", il ritorno di una band che a sua insaputa stava scolpendo il proprio nome nella storia dell'heavy metal.

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