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ARTENSION: NEW DISCOVERY

data

16/08/2003
85


Genere: Neoclassical Prog Hard Rock
Etichetta: Frontiers
Anno: 2003

Siamo sempre più abituati a sentire band che si rifanno ad altre band del passato riproponendo, molto spesso, la solita musica riveduta e corretta. Nella maggior parte dei casi, quello che rimane sono delle canzoni che si lasciano ascoltare per un po’ ma che come sono arrivate, così spariscono dalla nostra mente…stessa storia per le band loro autrici. La classe e l'originalità non sono elementi che si acquisiscono da un giorno all'altro, così come non bastano la bravura e la perizia tecnica per decretare la bontà di un disco ed il successo di una band. Ci sono dei casi in cui, però, tutto questo assume connotazioni diverse…talvolta alcuni discorsi musicali vengono bruscamente interrotti per svariati motivi e si sente l'esigenza che qualcuno li riprenda, li sviluppi e li porti a conclusione. Per collegarmi al nuovo disco degli Artension, prendo come esempi culminanti i casi di Malmsteen e dei Rainbow di Ritchie Blackmore: è noto a tutti come il primo, nella fase iniziale della sua carriera, si rifacesse parecchio al gusto particolare della musica di Blackmore e ne sviluppasse in modo del tutto personale i temi da questi lasciati inespressi. Ma così come a suo tempo per i Rainbow, anche Malmsteen ha via via lasciato la strada della musica ispirata; la differenza è, però, che i primi vennero tempestivamente e cautamente sciolti dal loro leader, mentre il guirar hero svedese ha preferito trascinarsi ai giorni nostri tra alti e bassi, ma mai eguagliando i fasti dei suoi primi lavori. Al di là di questo, si sentiva la mancanza di qualcuno che riprendesse il discorso lasciato in sospeso dalla gente di cui si è sino ad ora parlato. Mi sento di dire che la perfetta incarnazione di questo "qualcuno" sono gli Artension! Quella degli Artension non è una new entry nel panorama hard rock mondiale, considerando che sono in circolazione da ben 7 anni e che, puntualmente, in ognuno di essi, hanno rilasciato un nuovo lavoro da studio. Questo nuovo "New Discovery" è l'ennesima conferma del valore immenso di questa band assemblata perfettamente dal grandioso tastierista ucraino Vitalij Kuprij. Il super produttivo tastierista, nel mare delle sue mille collaborazioni, trova sempre il tempo per dedicarsi al suo progetto neoclassico circondandosi di artisti di primissimo piano quali John West (Royal Hunt e collaborazioni varie, tra cui anche quella con i Savatage) e Mike Terrana (session man di lusso ed attualmente dietro le pelli dei Rage) oltre ai bravissimi session men Kevin Chown e Roger Staffelbach. Sino ad ora, gli Artension sono stati esclusivamente una studio band, ma a sentire Kuprij e West, a partire da questo "New Discovery", il gruppo assumerà un assetto più stabile e di vera "band", iniziando l'attività live in giro per il mondo. Venendo al disco, il suo ascolto rivela immediatamente che c'è stata grande ispirazione nelle fasi compositiva ed esecutiva e viene da paragonare quest'ultima fatica, all'album più importante di sempre dell'intera discografia della band, quel "Phoenix Rising" mai eguagliato e ricco di pathos e potenza. L'attacco della title track è dei migliori e rivela una sezione ritmica in forma e potente all'inverosimile (il basso corposo e la doppia cassa distruttiva fanno paura). Le tastiere iniziano a disegnare il loro geroglifico partendo di tanto in tanto con delle fughe progressive da brivido. L'accompagnamento solistico della chitarra di Staffelbach tesse, invece, la sua ragnatela neoclassica ed il tutto è completato dalla voce calda e particolare del bravissimo West. Quanto detto può tranquillamente essere esteso a tutti i brani del disco in questione…un susseguirsi di canzoni emozionanti e tirate che ricordano il miglior periodo di Malmsteen e le bellissime atmosfere "hardrockeggianti" dei Rainbow dell' era Turner/Bonnet. A brani coinvolgenti come la menzionata "New Discovery" e "Innocence Lost", ne fanno da controaltare altri, dove la tecnica dei singoli strumentisti ("Symphonic Expedition") o il pathos espressivo ("Endless Days"), fanno accapponare irrimediabilmente la pelle. Volendo trovare qualche difetto, mi viene da pensare alla prolissità dei ritornelli di un paio di brani…questo aspetto (legato alla volontà di far entrare nella mente i relativi chorus), unito alla mossa puramente commerciale di inserire una versione per radio della ballad "Endless Days", mi fa pensare alla volontà di proporre la band ed in particolare "New Discovery", ad un pubblico più vasto, eterogeneo e da easy listening (questa soluzione la si era vista anche con la precedente release)…ma quanto detto è presente solo in parte nelle canzoni di "New Discovery", che risultano, nella maggior parte dei casi, oltre che melodiche, anche articolate, varie e suonate in modo sublime con perizia e tecnica paurosa. Il disco si chiude con una traccia fantasma non riportata nella lista delle canzoni del disco…si tratta di un breve brano sostanzialmente pianistico, molto bello e classico. In definitiva, per chi ama le sonorità hard rock moderne cariche di potenza e le tipiche partiture della musica classica, il tutto unito ad un gusto non esasperato, ma ben presente, di progressismo tastieristico, allora gli Artension sono la giusta soluzione musicale in questo scorcio di ventunesimo secolo dove le idee sono spesso riciclate senza l'apporto di reale originalità e gusto.

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