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ARTENSION: Into The Eye Of The Storm

data

09/05/2010
75


Genere: Neo classic Power Progressive metal
Etichetta: Shrapnel Records
Distro:
Anno: 1996

Nell’anno di grazia 1996 gli Atlantis Rising, band svizzera strumentale formata dal virtuoso tastierista ucraino-americano Vitalij Kuprij e dal chitarrista svizzero Roger Staffelbach, convinti dal famoso Mike Varney della Shrapnel Records, decidono di unirsi all’allora batterista di Yngwie Malmsteen Mike Terrana, al bassista Kevin Chown, e soprattutto all’americano di origini indiane John West trasformandosi in un supergruppo di progressive power metal di stampo neoclassico ribattezzandosi Artension. L’esordio, proprio sull’etichetta di Varney, è semplicemente da urlo: siamo di fronte ad una versione molto più progressive e decisamente meno pomp dei Royal Hunt con Kuprij, similmente al danese Andre Andersen, a dettar legge percuotendo furiosamente i tasti d’avorio come un novello Malmsteen delle tastiere. Se Mike Terrana sin dall’opener "World Of Illusion" ci mostra quanto sia poliedrico dietro ai tamburi, dopo il vistoso spreco alla corte del virtuoso chitarrista svedese, tenendo testa ai solismi e alle mille invenzioni di Kuprij, la maggiore impressione la fa West dietro al microfono. Potenza, carisma, feeling allo stato puro sono solo alcuni dei termini associabili all’interpretazione maiuscola di questo grande vocalist, forse uno dei migliori e dei più duttili in campo metal il quale, in questo esordio, non si risparmia in nessuna traccia lasciando intendere quale sarà il (roseo) futuro degli Artension. Gustoso il retrò di "Smoke And Fire", costruito sull’intro pulsante del basso ultratecnico di Chown, veramente bella nella sua drammaticità la successiva "The Wind And The Rain", e da manuale la velocissima "Song Of The Desert", sorta di "Speed Of Light" alla Stratovarius per tastiera dove Kuprij rimarca il suo ruolo indiscusso di mastermind (basta ascoltarlo nel capriccio al piano nella song di chiusura album per rimanere a bocca aperta). Stretto nella morsa tra Terrana e Kuprij c’è Staffelbach, un buon chitarrista il quale, però, risulta (e lo sarà più o meno sempre) un gregario come lo è stato Jacob Kjaer per i Royal Hunt. Esordio strepitoso!

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