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AMORPHIS: ECLIPSE

data

25/01/2006
88


Genere: folk/gothic
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2006

Dopo un album che emanava classe da ogni sua singola nota come 'Far From The Sun' (Virgin - 2003) nella lunga storia musicale degli Amorphis (partita nel 1990) si avvicendarono due avvenimenti di una certa rilevanza: primo fra tutti l'abbandono dello storico singer Pasi Koskinen a favore di Tomi Joutsen, il secondo l'entrata nei ranghi della Nuclear Blast. Tutto ciò generò una nuova carica nei componenti del gruppo e tutto ciò di riflesso lo possiamo trovare nel nuovo 'Eclipse', un album veramente particolare. Beneficiato da un songwriting eccezionalmente vario e multiforme che richiama a sé le irripetibili atmosfere di 'Elegy' (1996), l'oscura malinconia di 'Tuonela' (1999) e la classe infinita di 'Far From The Sun' (2003), le undici tracce dell'album scorrono che è una meraviglia, ciascuna con una propria vita ed una propria storia a sé, dinamiche e melodiche. Grafica ottima ed azzeccata (intelligente l'idea di giocare sui colori tipici dell'eclisse) ed una registrazione da alti livelli fanno da biglietto da visita di tutto rispetto per l'ascolto dell'album, vero obiettivo finale. In primo luogo chiariamo la grande incognita: il baffuto cantante Tomi Joutsen non fa rimpiangere per niente il defezionario Koskinen, sia nelle parti melodiche che soprattutto in quelle aggressive, grande novità di questo album. Proprio il suo ingresso in line-up diede il via ad un certo --ritorno al passato-- per quello che concerne il songwriting: non a caso liricalmente 'Eclipse' si rifà ancora una volta al Kalevala, il poema nazionale finlandese, come in tutti gli album del primo periodo del gruppo, oltre alla scelta di utilizzare uno stile vocale contrastante (clean e grunts) caratteristica anch'essa degli album più datati. Ad una prima e sommaria analisi, già dall'opener "Two Moons" é facile notare come 'Eclipse' contenga tutti i caratteri tipici dell'Amorphis-sound che poi ha reso famoso il gruppo: riff molto melodici ed evocativi, vocals eccellenti (con grunts occasionali), passaggi folkloristici e tastiere dal sapore retrò. Canzoni come il singolo "House Of Sleep" (peraltro unica canzone completa, le altre sono presenti in versione sfumata...), che sconfinano piacevolmente nel progressive rock o l'aggressiva "Perkele (The God of Fire)" rappresentano forse i punti più alti dell'album anche se per motivi diametralmente opposti: la prima è simbolo di una certa ricercatezza sonora, la seconda di carica ed energia. Verrebbe ora in mente un facile paragone con gli svedesi Opeth anch'essi fautori di sonorità similari, specialmente nelle uscite discografiche più recenti, sebbene i nostri finlandesi abbiano seguito una strada più personale, più armoniosa e più costante. E' inevitabile a questo punto fare ipotesi sul futuro neanche troppo distante di un gruppo come questo, che da una decina d'anni ormai sta faticosamente cercando di fondere il mondo del rock progressivo anni '70 con il metal moderno con spruzzate folk; 'Eclipse' si presenta come un ottimo lasciapassare per il futuro visto sotto questa ottica assicurando agli Amorphis una fitta schiera di fans.

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