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3 LEGGED DOGG: FROZEN SUMMER

data

09/11/2006
60


Genere: Hard'n'Heavy
Etichetta: Perris Records
Distro:
Anno: 2006

Disco abbastanza fumoso questo dei 3 Legged Dogg, ennesima super band che non rispetta, nè ripaga le attese. "Frozen Summer" nasce dalla collaborazione tra Carlos Cavazo dei Quiet Riot, Jimmy Bain e Vinnie Appice(Dio), Chas West (dei sempre sottovalutati Lynch Mob del buon George Lynch), e Brian Young(David Lee Roth). Fumoso perchè i nostri fanno davvero poco per dimostrare di essere parte di una band tanto da dare la netta impressione di figurare più come dei session-man d'occasione che coinvolti in tutto e per tutto nel progetto. In merito, il solo West dimostra di crederci davvero sfoderando una prestazione degna di menzione. Gli altri svolgono il loro compitino senza mai sforzarsi più di tanto. Sforzi appena accennati che si riflettono in un songwriting scialbo, a tratti confuso, monotono(i brani viaggiano tutti su ritmica cadenzata dal primo all'ultimo), e per giunta anche poco in fatto di quantità: insomma, solo otto canzoni per una durata complessiva che non arriva manco ai quaranta minuti è davvero poco. Da qui anche l'impressione di un disco imbastito in fretta se si considera la qualità del materiale. Di riferimenti veri e propri non ce ne sono, e questo potrebbe giocare sicuramente a loro vantaggio, ma il guitarwork di Cavazo non convince affatto, così spudoratamente moderno e dal suono saturo e zanzaroso come va per la maggiore oggi. Forzato, freddo, distante anni luce da quel chitarrista che abbiamo imparato a conoscere con i Queit Riot. Questo per dire che va bene provare nuove strade, ma bisogna anche farlo con un minimo di cognizione. Inutile disquisire sul drumming di Appice, probabilmente il batterista più statico e prolisso di sempre il quale si prodiga nel riempire gli spazi vacanti della ritmica con pochi lodevoli risultati. Diciamocelo fuori dai denti: un fabbro(un buon fabbro) non diventa all'improvviso un pittore. Un paio di brani riescono ad emergere dalla solfa che i nostri ci propongono, buoni momenti in cui si riesce a tenere su un brano come si deve ed a convincere, vedi la semi-ballad "Rain On My Parade", ed il mid-tempo pompato di "Long Way Back From Hell" dove Bain fa pulsare finalmente il suo basso. Tuttavia, si tratta di episodi isolati che potrebbero fare da base di (ri)partenza nel caso di un nuovo disco in futuro; al momento non valgono l'acquisto di un CD poco ispirato, paradossalmente lungamente noioso nelle sua brevità. In poche parole...

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