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BRUTUS

Fa un effetto strano vedere un locale notoriamente molto frequentato con solo 20 persone presenti, dalle quali togliendo i membri delle band e coloro che ci lavorano all'interno, diventano ancora meno gli intervenuti. Da questo presupposto bisogna tributare un plauso alle band che hanno preso parte a questo mini festival, in quanto lodevole è stata la capacità di non lasciarsi impressionare dai pochi presenti e di percorrere la loro strada con passione e dedizione. Aprono la serata gli Anno Mundi (i cui membri vantano trascorsi in band quali Archangel, Martiria e Graal) combo romano dalla forte componente Sabbathiana/St Vitus, nel senso che non c'è molta sperimentazione in quello che fanno; i riffs richiamano le atmosfere create da Iommy e company nel loro album omonimo. Piacevole vederli dal vivo anche se i volumi erano un pò bassi, specie la chitarra rispetto al resto degli strumenti. La Band è dotata di gran vocalist che arroccato sui riffs delle asce ha contribuito in maniera determinante a ricreare quel mood estremamente sabbathiano (il monicker è tratto da un brano degli albionici); in definitiva poco originali ma gradevoli. La seconda band a salire sul palco sono stati gli Otehi, altro trio capitolino che fa dello stoner doom con filiazioni psichedeliche cariche di wah wah, il suo credo; grandi giri di basso, chitarre siderali a creare un groove dal grande impatto e di grande presa. Grande sorpresa, ne sentiremo riparlare. Seguono i Riti Occulti, una female fronted band romana che di base propone un dark doom molto robusto ma non lineare, corroborato da una singer che passa prevalentemente dal growling allo screaming e addolcito dalla seconda voce pulita (sempre femminile); purtroppo gli strumenti risultano essere slegati, troppo alti nei volumi e poco coesi tra loro, risultando nel complesso poco efficaci e criptici nelle trame. Con i Brutus sembra di tornare in quegli anni a cavallo tra i 60 e i 70, quelli del film easy rider e dei Led Zeppelin. Tutti i membri della band avevano lunghi ed incolti capelli biondi e sono innamorati del boogie a rotta di collo come più volte evidenziato dal baffuto cantante. Il terzo brano è una ballad con tanto di assoli zeppeliniani, dotata di un groove veramente accattivante e molto ben interpretata dal frontman che quando non cantava si divertiva a scimmiottare gli altri strumenti. La band trasudava tanta energia e voglia di divertirsi a profusione, con il pubblico che nel frattempo è raddopiato (circa 40 presenti) e si è lasciato trascinare dal ritmo imposto degli svedesi. Visto che la materia trattata è il rock seventies non poteva mancare un tributo agli Steppenwolf ed un pò di sano doom alla Black Sabbath che non guasta mai. Dulcis in fundo 'Swamp City Blues' (l'unico brano di cui siamo riusciti a carpire il titolo) un blues corposissimo. In questa serata dal retrogusto seventies persino gli amplificatori lo erano: gli orange. ANNO MUNDI setlist: 1) Shining Darkness; 2) Dwarf Planet; Medley (Gallifreyan's Suite) 4) Journey To The 4th Dimension; 5) Tardis; 6) Heaven And Hell; 7) Timelord; 8) God OF The Sun

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