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SILVERTOMB: The Interpretation of Nightmares

data

31/10/2026
81


Genere: Heavy Rock, Doom Rock
Etichetta: Steamhammer/OPEN
Distro:
Anno:

Chi si aspetta di trovare nei SilverTomb una specie di continuazione dei Type O Negative potrebbe rimanere spiazzato. Kenny Hickey è sempre lui, ma qui si respira un’aria leggermente diversa. La prima cosa ovvia che colpisce è quanto siano evidenti le influenze dei Beatles e dei Black Sabbath. Chiaramente, non c’è nemmeno il tentativo di nasconderle, ma perché mai dovrebbero? Le melodie hanno spesso quel gusto quasi beatlesiano, mentre certi riff e alcune atmosfere rimandano direttamente al mondo di Ozzy e Iommi. Il tutto mescolato con qualche soluzione più particolare e moderna, senza che comunque la band perda mai completamente di vista la melodia, rendendola uno dei punti di forza del disco. "No Way to Live" è uno dei brani migliori perché mette insieme tutto quello che funziona nei SilverTomb: buoni riff, melodie azzeccate e un'atmosfera che non diventa mai troppo opprimente. "Graves in the Sky" è invece il pezzo in cui si sente maggiormente l'influenza dei Beatles. Infine, "Brain Matter / No God", il vero pezzo forte dell'album. Qui si va decisamente sul cupo, con un'impostazione doom che convince molto più di qualsiasi altro tentativo di rendere il tutto immediatamente accessibile. Piace soprattutto l'uso degli arrangiamenti orchestrali che danno al brano un peso particolare senza soffocare le chitarre. E Hickey? Qui canta meglio che in qualsiasi altro momento del disco. La sua interpretazione ha la giusta dose di inquietudine e si sposa alla perfezione con la musica. In alcuni passaggi vengono in mente anche gli Alice in Chains, soprattutto per certe soluzioni melodiche. Hickey si fa apprezzare anche alla chitarra con alcuni assoli davvero riusciti, mentre i riff fanno il loro sporco lavoro senza bisogno di cercare chissà quale rivoluzione. Non tutto mi convince allo stesso modo e ci sono momenti in cui il disco perde un po' di mordente, ma non è certo un problema che rovina l'ascolto. Alla fine, quello che ti porti a casa è un album con parecchie soluzioni interessanti, melodie che restano in testa e una sana dose di oscurità. Le influenze sono talmente evidenti che negarle sarebbe ridicolo, ma si ha la sensazione di ascoltare una band che si limita a fare il verso ai propri eroi. E poi, diciamocelo, se proprio bisogna avere dei modelli, Beatles e Black Sabbath non sono esattamente i peggiori da cui partire.

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