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CORROSION OF CONFORMITY: Good God/Baad Man

data

27/03/2026
79


Genere: Southern, Stoner, Doom
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2026

Ci sono dischi che puzzano di marketing lontano un miglio, e poi ci sono dischi che puzzano di sala prove, valvole incandescenti e birra rovesciata sul tappeto. Il nuovo lavoro dei Corrosion of Conformity, 'Good God / Baad Man', appartiene indubbiamente alla seconda categoria, per fortuna. Dopo oltre trent’anni passati ad ascoltare band che promettono ritorni alle origini e poi si presentano con produzioni plasticose e ritornelli da algoritmo, qui il ritorno alla forma è reale. Non è una parola buttata lì nel comunicato stampa. È sudore, è sporcizia, è voglia di suonare in maniera sporca e cattiva. Il disco parte con "Good God/Final Dawn" e non perde un secondo a scaldarsi. Riff secchi, ritmo sostenuto, suono volutamente un po’ lo-fi che non è sciatteria, ma scelta estetica. È il suono di una band che decide di alzare il volume. Niente fronzoli, niente introduzioni atmosferiche inutili. Si entra e si mena. "You Were Me" prosegue sulla stessa traiettoria, veloce e tesa, con la voce di Pepper Keenan che graffia come ci si aspetta, con quel timbro ruvido che è ormai un marchio di fabbrica. Non c’è spazio per l’autocompiacimento, solo un groove sporco e diretto che ricorda perché questa band ha ancora qualcosa da dire. "Give Me Some More" completa quello che potremmo definire un trittico d’apertura che è un vero cazzotto in faccia. I tre brani insieme formano un pacchetto compatto e feroce. Qui entrano in gioco anche le backing vocals particolarmente velenose di Al Jourgensen dei Ministry e di Monte Pittman, già con i Prong, che aggiungono un retrogusto industriale e minaccioso senza snaturare l’identità del gruppo. La sensazione generale è che il disco sia più veloce del previsto. C’è un anima stoner, e ci sono le colate sludge, ma il tempo è spesso più tirato, più nervoso. Il risultato è un album che suona diretto, senza troppi compromessi, con una produzione che fa dell’imperfezione un'arma, e proprio per questo risulta autentica. Qualche sbavatura c’è, qualche passaggio poteva forse essere sviluppato di più, ma l’energia che permea in tutto il disco compensa ampiamente. In un panorama dove troppi gruppi della stessa generazione si limitano a replicare formule, i Corrosion of Conformity sembrano invece divertirsi ancora a sporcarsi le mani. Questo è il suono di una band rinvigorita che ha ancora molte cose da dire.

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