AMON AMARTH: The Allfather Awakens
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17/10/2026Gli Amon Amarth giungono con 'The Allfather Awakens' al loro tredicesimo album in studio. Il titolo allude al dio Odino, e come sempre la loro musica è ispirata alla mitologia norrena e alla cultura vichinga. Diciamo che questo nuovo lavoro segue un po' ormai a ruota quella che è la loro proposta musicale senza particolari novità, ma diremmo ormai senza neppure una grandissima fantasia o senza che si ravvisi una particolare ispirazione. Gli Amon Amarth hanno costruito il loro successo e il loro seguito con altri dischi e adesso si possono permettere di pubblicare anche album magari non epocali, a patto che comprendano qualche buona canzone. Il meglio del disco ci sembra concentrato principalmente nella prima parte. In particolare, l'opener "Gjallarhorn" parte con cori da stadio, sorretta poi da un buon riff di chitarra che accompagna il cantato. Niente male neanche "Eight Legs Of Thunder", brano che si riferisce a Sleipner, il cavallo a otto zampe di Odino, seguita da "Kvasir's Blood" e da "We Rule The Waves", altro brano caratterizzato da un refrain anthemico. Con "Upphaf" c'è per la verità un'autentica novità, dato che per la prima volta la band propone una vera e propria ballad acustica: nulla di eccezionale, ma possiamo considerarlo un tentativo apprezzabile. A seguire, la tracklist propone delle canzoni molto nella media che ripropongono un po' i clichè della band senza regalare particolari sussulti: si mette in evidenza magari appena di più la title-track, mentre invece riscontriamo un buon finale affidato a "Ascending Like An Eagle", traccia di circa sette minuti presentata come il seguito di "Serpent's Trail", ma che rispetto a questa appare meno dark e tra gli episodi più convincenti del disco. In conclusione, 'The Allfather Awakens' ci sembra il classico album di mestiere, non brutto, ma neanche tra i migliori della band svedese. Sicuramente qualche brano sarà riproposto dal vivo, ma per il resto immaginiamo che saranno archiviati abbastanza velocemente. Non diciamo che sia da buttare, ma sinceramente poteva essere lecito aspettarsi qualcosa di più.


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