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RED FANG

Convinto di essere arrivato al Traffic col solito ritardo, vedo, con somma sorpresa, una trentina di persone in fila verso la cassa; appena entrato in sala ritrovo una folla vista solo in poche altre occasioni, chi scrive soffre di alzehimer, mi tornano in mente le performance di Peter Murphy e degli Ufomammut. Riesco persino a vedere la band di apertura, le Ophelia's revenge , che ci scartavetrano con un postcore molto più hardcore che post; line up composta per 3/4 da gentil donzelle che in quanto a rabbia non lesinano complimenti. La proposta è un pò old style e derivativa ma per essere agli esordi non sono mancati gli spunti interessanti sui quali lavorare in futuro. E' il turno dei Black Moth, spacciati per band stoner ma nei primi pezzi hanno mostrato una forte vena doom; la cantante aveva la voce molto simile alla signora dei The Wounded Kings con quel tono tra il sofferto e il dark. Nel prosieguo della scaletta prende il sopravvento l'anima stoner/blues della band, la voce si scalda pur restando su timbriche molto care ad un altra ugola oscura, Eva 'O dei primi dischi dei Christian Death; la singer confessa di non aver più vinili da vendere per tutto il resto del tour (un bel traguardo). Si susseguono brani dal sound grasso e ribassato, qualche parte alla Cathedral e diverse altre sfuriate blues contraddistinguono le tracce che ci portano verso l'epilogo del set; graditi ed apprezzati dal pubblico intervenuto. I Red Fang (4 loschi figuri), solo con il soundcheck, ci hanno devastato stomaco ossa e ovviamente le orecchie con un sound imponente, immane, saturo, denso, pregno, mastodontico (come i Mastodon sanno ricreare) tribale, sincopato, un rullo compressore senza sosta; i colpi di batteria li sentiva prima il nostro corpo e poi le orecchie tale era lo spostamento d'aria che creavano. Un quadriumvirato che non ha conosciuto pause, affiatati, compatti, granitici, fangosi come il monker ci fa dedurre. Il singer ha ringraziato il pubblico con questa frase: You fuckin crazy men a testimonianza dell'apprezzamento dimostrato. Tra tutti i brani presentati ha colpito la nostra attenzione un lentone alla Danzig (cantato tra l'altro con voce molto simile), che si è differenziato dallo stoner melmoso del resto della proposta, ci ha accompagnato verso l'epilogo di questa orda barbarica che ha marciato verso la meta senza ostacoli di sorta e portandosi dietro tutto ciò che ha incontrato.

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