THE GEMS: Year Of The Snake
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17/04/2026In loro mancherebbe solo un po’ di appetito! Trio svedese. Si lasciano andare ad un mood più frivolo al secondo album ‘Year Of The Snake’: più monotematico rispetto all’esordio ‘Phoenix’ (2024). Ma più esplicito e diretto! Cercano un loro posto, una collocazione fra le nuove band (“fenici” da ex Thundermother). A molti potrebbero dare l’impressione di restare in una fase “sospesa”. Ed invece, confermano le premesse dell’album d’esordio, e come tre piccole scintille di luce in una sfera musicale che ha sempre un po’ screditato l’attitudine femminile a caratterizzare l’hard rock con performer di razza, dal modello vincente, cercano di catturare l’attenzione sulla loro mascolinità musicale, riproponendo stilemi consolidati su tessuti dannatamente orecchiabili. Senza dover far ricorso a parvenze sceniche mirate ad attirare l’attenzione sulla fisicità del loro profilo, e finalizzate piuttosto ad esorcizzarne il look, coltivano una solida e fervida “saggezza” basata su una pratica “consapevole”, a voler accettare le cose così come sono, omaggiando i propri riferimenti e creando occasioni di diretto coinvolgimento con aria spensierata. Tutine attillate a parte a ripescare l’aspetto kitsch di un cartone animato anni ‘80, potreste rimanere colpiti dalla natura coinvolgente della voce di Guernica Mancini (che avrebbe la capacità di rappresentare il compromesso tra voce maschile graffiante di Sebastian Bach e classe femminile di Pat Benatar), e dalla accentuata predisposizione omaggiatrice della chitarrista/bassista Mona Lindgren. “Walls” è interludio artistico dal riff di sintetizzatore annunciativo riconoscibile (tipico degli anni 80), ammorbidito con voci corali che preannuncia il riff di apertura di ‘Year Of The Snake’, dalla dialettica Van Halen che inietta luce solare gialla. Traccia quest’ultima un po’ penalizzata da qualche “vezzo”, che poteva essere omesso: sottolineare con “Uoh, uoh” lo trovo di cattivo gusto ed invalidante. “Gravity” rimarca l’importanza della scelta di un riff trionfante, risaltato dalla duplice vocalità di Guernica e dell’ospite Tommy Johansson (Golden Resurrection, Majestica, Sabaton) che innalza acuti, e da una batteria dal peso sonoro robusto e virile. Il trio gravita su motivi ripetitivi. E’ Intrigante “Diamond In The Rough” e potrebbe ricordare i lidi di Doro Pesh. Non mancano i soli di chitarra (“Live And Let Go”, “Hot Bait”, “Firebird”, “Happy Water”, etc). Sconfinano nel pop in “Clout Chaser” ed in “Buckle Up” con fraseggi vocali vicini ad una delle sfacettature dell’artista Anouk. Inconfondibile alchimia ZZ Top in “Hot Bait” che irradia luce blu! Un po’ di Europe nella ballata “Forgife And Forget”. “Math Ain’t Mathing” potrebbe essere una traccia da Nestor. “Firebird” sottolinea il potere scatenante del trio. “Stars” accusa Guarnica di imputarle una performance mascolina di classe. “Happy Water” sfonda il muro dell’heavy. Al diavolo i pregiudizi! Al contempo il trio apporta una variazione di lumen (Emlee annuncia di prendere una pausa dalla musica). Per rinnovare realmente la scena musicale, io consiglierei loro di cercare più indipendenza sulle tracce lasciate della regina Pat Benatar.

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