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THE DOGMA: BLACK ROSES

data

03/05/2006
79


Genere: Symphonic Power/Gothic Metal
Etichetta: Drakkar / Sony BMG
Anno: 2006

Esordio con i controfiocchi per gli anconetani The Dogma che, dopo aver diviso la critica con la demo “Symphonies Of Love And Hate”, firmano un prestigioso contratto con la major Drakkar (con distribuzione della Sony Bmg) per pubblicare il debut album “Black Roses”. Una grande opportunità per una band del nostro paese dopo i recenti successi all’estero di Lacuna Coil, Secret Spere ed Elvenking un altro baluardo s’accinge a sventolare il tricolore per le case d’Europa. Oltre a questo i The Dogma hanno l’onore d’ospitare sul loro disco la filarmonica Marchigiana, i Moonspell per i cori sulla poco riuscita “Ghost Of War” e mister Mike Terrana (Rage, Axel Rudi Pell, ecc.), uno tra i più validi ed affermati drummer del globo che sostituisce l’infortunato Marco Bianchella. Il Power Metal sinfonico dei The Dogma propone un sound tutto all’italiana che pesca tra i lavori dei più famosi act del Made In Italy come Rhapsody, Labyrinth o Secret Sphere, aggiungendo a queste sonorità un alone oscuro dalle velate tonalità tristi e malinconiche. Tutti i brani sono messi in risalto dalle pregevoli abilità compositive dei main composers Cosimo Binetti e Stefano Smeriglio, capaci di realizzare pezzi d’indubbia qualità anche se ad alcuni d’essi sembra mancare un po’ di sostanza. Il disco si apre con il bel mid-tempo di “Black Roses”, dominato dalle tastiere di Smeriglio e dove fin da subito emerge il lato oscuro del loro caratteristico sound. All’orecchio colpisce positivamente la voce di Daniele Santori che, dagli incerti esordi della demo, sembra notevolmente migliorato sia dal piano tecnico sia per quanto riguarda l’interpretazione dei brani. Potenti chorus e pomposi arrangiamenti tastieristici la fanno da padrone in “Wicked Angels” e nella successiva “Queen Of The Damned”, killer-track di questo disco dalle ritmiche serratissime e dal riuscito refrain che lascia spazio all’entusiasmante solo di Binetti. Ma i The Dogma non sono solo questo, con “…And Julie No More” e “Temptation” il gruppo c’introduce alla sua faccia meno “spaccaossa” con pezzi di qualità dove sono le emozioni a scendere in campo. La mia scelta per i brani migliori ricade sulle conclusive “Waiting For The Rain”, un sofferto grido di liberazione che tocca al cuore, e sulla ballad finale “Maryann”, dove è Santori il protagonista intonando queste romantiche melodie con l’emozionante intramezzo sinfonico a regalargli un enfasi ancora maggiore. Una nota di merito và fatta alla maggior parte dei testi scritti dalla band tra i quali spiccano “Black Roses”, “…And Julie No More” e “Waiting For The Rain”. Tirando le somme l’operazione “debut album” per i The Dogma può dirsi riuscita, nonostante il combo non si faccia baluardo di una nuova proposta avvincente e nonostante nei contenuti non si possano rintracciare elementi per gridare al “miracolo” questo “Black Roses” si è dimostrato un prodotto d’assoluta qualità al quale ogni amante del genere dovrebbe prestare almeno un ascolto, benvenuti ragazzi!

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