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THAL: Reach For The Dragon’s Eye

data

08/02/2018
75


Genere: Stoner, Doom
Etichetta: Argonauta Records
Distro:
Anno: 2018

Direttamente dagli USA arrivano tuonando i Thal (The Heathens Are Loose) con il loro nuovo lavro 'Reach For The Dragon’s Eye' in uscita il 16 febbraio per Argonauta Records. La prima cosa che viene colta è la massiccia presenza di bassi e di distorsioni che già dalle prime note fanno tremare le pareti della stanza nella quale mi trovo. C’è da chiedersi se sia una scelta stilistica della band, o se si tratti di un eccesso di zelo della produzione. Andando oltre, non ho dubbi che sia la principale peculiarità del disco, ed allora si capisce che John "Vince Green" Walker e Kevin Hartnell devono aver studiato a lungo questo mix per cercare di ricreare quell’atmosfera quotidiana nervosa, confusa, che ti rivolta da dentro, a partire dalla bocca dello stomaco e che non molla mai la presa. Linee vocali in linea con il genere. Cori piacevoli e ben armonizzati. John dimostra di destreggiarsi con grande padronanza all’interno sia dello stoner, sia del doom, e di saper catalizzare la maggior parte dell’attenzione dell’ascoltatore. Il disco è davvero molto omogeneo, canzone dopo canzone si prende confidenza con lo stile, che si lascia apprezzare senza troppi ostacoli. Delle chitarre si gradisce soprattutto la ricerca del suono e le atmosfere che riesce a creare, si veda per questo la open track "Rebreather". Il ritmo cadenzato, doom, ridondante regala una bella sensualità a tutti i brani. Si, alla seconda canzone mi stappo una birra. Una piccola caduta di stile è stata la scelta della voce femminile in "Her Gods Demand War", che risulta infine poco incisiva e al limite del noioso: il timbro di John è talmente bello che può difendersi ed esprimersi da solo sufficientemente. Al secondo ascolto salto la traccia e vado oltre. Una menzione d’onore va sicuramente a "Death Of The Sun", di grande atmosfera, ben ragionata, molto melodica con un ritornello davvero incisivo: premo la ripetizione e me l’ascolto di nuovo. "Punish" alza il ritmo, incalza i toni e mi fa ballare. Verrebbe voglia di scatenarsi sotto al palco davanti alla band che la suona dal vivo. Direi tra le mie preferite di questo disco. Concludiamo l’ascolto con la title track "Reach For The Dragon’s Eye", qui John sfoggia tutto il suo scream, eseguito in modo molto elegante e davvero potente. Chiude il disco lasciandoci in tensione con tanta adrenalina in corpo. Ben fatto. La strada intrapresa dai Thal è chiara. Ci sono pochi dubbi sul messaggio che la band vuole passarci. Vale la pena ascoltarli e lasciarsi trasportare, ma consiglio più di un ascolto per entrare meglio nella mentalità di questi due artisti e per apprezzarli di più.

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