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TESLA: MECHANICAL RESONANCE

data

29/08/2003
85


Genere: Hard Rock
Etichetta: Geffen Rec.
Anno: 1986

I Cavalieri Elettrici. Combo di Sacramento, cinque ragazzi innamorati dell'hard rock vecchio stampo farcito di blues e di southern rock.. Tecnicamente ineccepibili e capaci di tirare fuori melodie dal sottile retrogusto amaro ma allo stesso tempo persuasive, che reclamano il consenso dell'ascoltatore e, insieme allo stile inconfondibile della band, un posto nella storia. I Cavalieri Elettrici. Nickname appropriato, dettato dalle capacità tecniche dei due chitarristi Frank Hannon e Tommy Skeoch, in grado di produrre assoli e riff compatti ma nervosi, irrequieti, come se l'alimentazione delle chitarre passasse direttamente dalla presa a muro by-passando l'amplificatore ed una apoteosi di scintille si sprigionasse dalle corde; dalla voce carezzevole ma arrugunita di Jeff Keith, che ti avvolge e ti trasporta nelle ballad e che ti percuote, ti violenta nel resto dei brani. Brian Wheath, basso e Troy Luccketta alla batteria: martelli pneumatici che giocano a "Monopoli", te li ritrovi in Prigione, passano direttamente dal Via provenienti da Parco della Vittoria senza mai fermarsi, non una esitazione, ora rallentano poi ripartono. Lavori perennemente in corso. Un vigore incredibile, dalla base si settantiana ma incredibilmente moderno, fresco, rivitalizzante ed avanti nel tempo (contestualizzando i lavori), unico (sforzandomi non riesco a trovarne di simili) come se ogni disco in studio fosse registrato dal vivo (i nostri con orgoglio alla fine dei credit di ogni album piazzano un risonante "NO MACHINE") capace di fare convivere in una sola song un tripudio di differenti emozioni. Il nome della band: Nikola Tesla, scienziato ed inventore di origine croata vissuto nella seconda metà del 1800, primo uomo a scoprire le onde radio presenti nello spazio ed a progettare il primo generatore di corrente alternata: quale migliore scelta per il loro monicker se non adottare il cognome del primo uomo che domò l'elettricità? MR è il loro esordio, disco che spiazzò molti rocker al tempo in vena d'ascolto di band che facevano dell'entertainment e dello shock-looking i motori principali della loro presenza nella scena hard-rock. L'intera struttura del disco è rifinita con una perizia strumentale esaltante e da 12 brani capaci di entrare nel corpo dell'ascoltatore posizionandosi in vari organi e giunture ossee tanto che l'elettricità comanderà i movimenti e gli istinti più inconsueti. Possessione! Anthem del calibro di "Modern Day Cowboys" e "Changes" non potevano non impressionare, fascinose song dall'iter titubante, assoli a fiumi(le due asce si alternano come nella migliore tradizione rock-metal) e quello strato sottilissimo di malinconia che accompagna molte linee melodiche di Keith. Brani ricercati ma dall'impatto immediato. Un solo ascolto e le opener "Ez Come Ez Go" e "Cumin Atcha Live" diventano vittime sacrificali predilette di quella incredibile fame di note che ogni rocker che si rispetti avverte il bisogno di soddisfare, scoprendosi nel medesimo istante come se stesse vivendo i brani dal vivo e la band, li, sopra l'impianto stereo che esterna tutta la sua carica emotiva

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