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STEVEN WILSON: To The Bone

data

21/08/2017
87


Genere: Rock
Etichetta: Caroline International
Distro:
Anno: 2017

E' arrivato alla fine il disco che dividerà in due folte schiere i fan dell'artista britannico. Il primo gruppo, con ogni probabiltà il più nutrito, resterà fedele a Wilson, continuando ad amarlo - a ragione - a dismisura; l'altro, invece, si disperderà in mille fisime sulla quintessenza dell'essere o suonare più o meno progressivo. Tutto questo alla luce di 'To The Bone', di sicuro il disco più biografico e concettulamente libero di Steven. Un lavoro che dopo solo cinque secondi pare voglia citare in maniera più plateale del solito i Pink Floyd, ma che poi trova subito la propria strada: rock dalle striature pop, come se la potenza espressiva di Peter Gabriel si fosse impossesata dell'anima di Wilson. Detta così potrebbe sembrare un tentativo di sminuire il lavoro che c'è dietro 'To The Bone', ma orecchie attente e conoscitori reali sia della sensibilità dell'ex Genesis, sia di quella di Wilson sanno bene di cosa si tratta: una forma canzone dal grande impatto melodico-emotivo. Raffinata, ma mai laccata. Intensa, ma mai stucchevole. Accessibile, ma mai scontata. Una ricerca costante ed un lavoro minuzioso in fase di scrittura che non tradiscono neanche sul piano delle tematiche affrontate - rifugiati, terrorismo, radicalismo religioso - sezionate ed esposte in pubblico sotto forma di canzoni di protesta - proprio come accadeva negli anni '80 quando sia il rock, sia il pop davano vita a concerti, dischi, eventi dal fortissimo impatto sociale. In stretta collaborazione con Andy Partridge degli XTC - a proposito di anni '80 - Wilson ha partorito un album ambizioso che mira al dunque come lo stesso titolo pare suggerire (fino all'osso, alla radice), in cui tutto sommato risulta chiaro non voglia cancellare né il suo recente passato solista, né la carriera al comando dei Porcupine Tree: ascoltare "People Who Eat Darkness" per credere, che suona come un brano estratto da 'In Absentia', o 'Deadwing', giusto per dare una risposta agli idiointegralisti che si lagnano della svendita commerciale che sarebbe avvenuta con l'album in oggetto, incapaci di guardare oltre il passato, soprattutto quando si ha a che fare con un artista come Wilson capace di guardare e di andare sempre avanti, reinventadosi, rimanendo comunque sempre sè stesso. A proposito del significato dell'essere o meno "progressive"...

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