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SOUL TAKERS: TIDES

data

11/04/2005
86


Genere: Prog Gothic
Etichetta: Northwind Records
Anno: 2005

Chiudete gli occhi. Respirate lentamente, e solo quando siete pronti e rilassati premete il tasto Play del vostro lettore cd. Lasciate che la musica vi avvolga, vi culli in un vortice di magia e melodia. Lasciatevi cadere nella dolce malinconia sprigionata dal pianoforte, dalle chitarre e dal violino, dalle poetiche parole cantate, dai ritmi ora incalzanti ora rilassati. Non ve ne pentirete. Tutto questo, e molto altro, nel bellissimo album di debutto dei milanesi Soul Takers, band nata da un'idea delle due sorelle Francesca e Federica Badalini, pianiste professioniste. Dodici pezzi, tutti intrisi di malinconia e tutti profondamente emozionanti, frutto di una vena compositiva rara da trovare e di un lavoro eccezionale e sicuramente molto impegnativo da parte di tutto il gruppo. Difficile restare insensibili di fronte a un tale gioiello: ogni canzone si insinua dentro l'ascoltatore, lo fa sognare, soprattutto grazie agli ottimi arrangiamenti di pianoforte di Federica e alla maestria di Jari Pilati al violino. Ovviamente senza dimenticare le chitarre ora graffianti ora dolci di Francesca, e l'eccezionale base ritmica offerta da Andrea Grumelli al basso e dalla classe cristallina di Mauro "Jorgy" De Brasi alla batteria (qualcuno lo conoscerà per l'altra sua band, gli Hyades). Discorso a parte per il cantante Dino Brentali: bravo, bravissimo per quanto riguarda estensione e tecnica, lascia forse un po' a desiderare dal punto di vista espressivo, non riuscendo a trasmettere quelle stesse vibrazioni che arrivano invece dalle parti strumentali. Ma sono dettagli, perchè pezzi come l'opener "Red", o la successiva "Blind Dreamers" spazzano via qualsiasi critica e lasciano spazio solo alla meraviglia e all'ammirazione. La title-track, poi, è un brano complesso e intrigante, grazie anche alle splendide seconde voci di Ilaria Taroni degli Anima Naive. Ma come già detto, ogni brano è una favola a sè, non avrebbe senso cercare di sviscerarli tutti rovinando quell'atmosfera di mistero e malinconia che avvolge tutto il disco. Basti citare in modo particolare la bellissima "The Fakest Jest" (con un breve e "magico" intermezzo parlato in francese da una voce femminile), la lenta ed emozionante "1936" e le conclusive "Sacrifice" e "My Infinite". Una menzione anche all'artwork, curato e davvero bello. Inoltre sul cd si trova anche il video di "Tides".

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