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RISE OF AVERNUS: Eigengrau

data

16/01/2018
75


Genere: Orchestral Death, Doom
Etichetta: Code666
Distro:
Anno: 2018

Si riapre il sipario dopo qualche anno di assenza discografica (esattamente cinque dall'ultimo LP) per gli australiani Rise Of Avernus, compagine che pur trasmettendo le sue vibrazioni sonore dall'altro emisfero, da una regione collocata agli antipodi rispetto a chi scrive, si rifà molto alla corrente dark e sinfonica di matrice europea. Pochi i cambiamenti di sonorità rispetto al precedente 'L'Appel Du Vide' del 2013 che procedeva più lungo i solchi del gothic tradizionale, grazie anche alla massiccia presenza della vocalist femminile Cat Guirguis, assente in questa nuova line-up, nell'occasione condensata in soli tre membri, tra i quali spicca la nuova tastierista e vocalist Mares Refalaeda la cui presenza appare comunque più defilata rispetto a colei che la precedeva. Si inizia dall'intro in pompa magna di "Terminus" che ci proietta in un ambiente barocco e decadente, dove gli arrangiamenti orchestrali e maestosi giocano un ruolo predominante e dove ci sembra di scorgere le influenze dei Dimmu Borgir. Non mancano difatti all'interno del platter dei riferimenti più vicini al black metal sinfonico che si sostanziano in bordate di violenza sonora come in "Gehenna", brano dalle dinamiche più claustrofobiche ed oppressive nelle quali viene incastonato un buon refrain cantato con voce pulita, o "Into Aetherium", dal piglio marcatamente più doom e malinconico. L'intero LP si muove all'interno di una architettura sonora gotica che riesce a rappresentare bene i sentimenti più profondi di malinconia, romanticismo ed introspezione; su queste fondamenta si ergono brani come la intima "Eigenlicht", dall'introduzione dolce ed eterea affidata alle note di un malinconico pianoforte che si intrecciano con un arpeggio di chitarra prima di lanciarsi in una ritmica più serrata e "Mimicry" che con le sue influenze progressive risulta anche il pezzo più veloce e diretto nei suoi tre minuti. Sicuramente questo disco è la riprova che il terzetto australiano è abile nel creare atmosfere pompose improntate sulle orchestrazioni, anche se ci si sarebbe aspettati di veder concesso maggior spazio a  Mares Refalaeda in qualità di vocalist, cosa che avrebbe rappresentato sicuramente un valore aggiunto ai brani conferendogli allo stesso tempo maggior varietà.

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