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ODD DIMENSION: THE LAST EMBRACE TO HUMANITY

data

09/04/2013
72


Genere: Progressive Metal
Etichetta: Scarlet Records
Distro:
Anno: 2013

I Piemontesi Odd Dimension giungono a quota due album con il loro ultimo 'The Last Embrace To Humanity' (se si esclude però 'A New Dimension', Ep datato 2005), un lavoro che fin dai primi ascolti appare molto moderno e tecnicamente notevole, con i musicisti che non si risparmiano nel creare e proporre soluzioni musicali ardite e decisamente complesse. Le influenze possono essere circoscritte a gruppi come Fates Warning, Dream Theater o Threshold, ma è da segnalare sicuramente una discreta ricerca nelle melodie, mai pesanti o invadenti, che in qualche modo stemperano (in senso positivo ovviamente) i frequenti funambolismi ad opera di tutti i musicisti coinvolti. Il primo brano, "The Unknow King", è aperto da delle breve divagazioni di tastiera che però lasciano subito spazio all'incredibile potenza della chitarra elettrica e della batteria che si dispiega in ritmiche dispari e "contro dispari" davvero poderose ed articolate, dove però la tastiera non accetta ruoli di secondo piano assecondando, anzi, il lavoro degli altri strumentisti, smorzando e riavvivando le atmosfere nella maniera più opportuna possibile. Da segnalare, oltre gli assoli velocissimi e molto neo classici del chitarrista Gianmaria Saddi, anche la voce potentissima del cantante Manuel Candiotto, dotato di un'estensività vocale che ha dell'incredibile. "Under My Creed" è aperto da delle belle linee di pianoforte, dove la chitarra macina riff a tutto spiano e con un doppio pedale di batteria sempre al posto giusto. Le linee melodiche sono sempre molto epiche e ariose, con passaggi molto mediorentaleggianti di discreta fattura. Buono anche il bridge centrale, molto più intimo e melodico. Con "Dissolving Into The Void" le atmosfere si fanno leggermente più sinfoniche, con aperture melodiche maestose e intimiste dove più di una volta appaiono sempre i riff molto taglienti di Saddi (notevoli anche gli assoli), mentre con "It's So Late" il gruppo prova a costruire una sorta di ballad, con melodie (all'apparenza) più semplici ed efficaci, anche se rispetto alle precedenti canzoni il risultato è meno convincente ed incisivo. Stesso discorso vale per "Another Time", che in qualche modo ricalca il precedente brano bissando per altro gli stessi difetti. Con la successiva "Fortune And Pain" però il gruppo si riprende, sfornando l'ennesimo brano compatto, potente ed eclettico, anche se a volte alcune melodie riprendono troppo i passaggi dei brani iniziali, facendo perdere alla composizione un po' di imprevidibilità. Buono però il finale in crescendo ed a tinte quasi fusion. "The New Line Of Time" è un brano sostanzialmente per chitarra acustica e pianoforte, molto pacato e solare, ma che forse a lungo andare risulta un po' monotono (a parte l'assolo di chitarra finale), mentre invece il finale spetta alla terremotante "Far From Desire", un brano potentissimo con degli interessanti intrecci tra batteria, chitarra e pianoforte, sorretti dalla solita voce adamantina di Candiotto. Una certa macchinosità in certi passaggi tuttavia non influisce sul risultato finale di questa song.

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