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NEVERMORE: NEVERMORE

data

12/01/2003
80


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Century Media
Anno: 1995

A metà anni novanta il mondo metal si trovava in un periodo di transizione, con ancora nelle orecchie le note decadenti del grunge e in pieno sviluppo del filone black metal, per non parlare del movimento thrash in netta fase calante, con buona pace dei thrashers old school di mezzo mondo. Fortunatamente dalle ceneri dei Sanctuary, il cantante Warrel Dane e il bassista Jim Sheppard diedero vita al nuovo progetto Nevermore, reclutando Jeff Loomis alle sei corde e Van Williams alla batteria, due assi nei rispettivi strumenti. Da qui in poi i Nevermore diventeranno un vero e proprio oggetto d'adulazione, grazie alla loro incontrovertibile capacità di spostare sempre un poco più in avanti il loro orizzonte musicale, restando però saldamente ancorati alla loro passione: il thrash metal. Pur proveniendo da Seattle, quartier generale del grunge, il quartetto dimostra quindi di aver poco a che fare col suddetto ramo musicale (un unico punto in comune, se volessimo trovarne, sarebbe il malessere esistenziale che filtra da molte canzoni dei Nevermore) ed anzi dimostra da subito una fortissima personalità ed uno stile unico che emerge con forza nel debut omonimo. Le otto tracce dell'album d'esordio dei Nevermore non risultano facilmente catalogabili in un determinato genere, anche se è fortemente riconoscibile la base thrash ("Garden Of Grey" o "Sea Of Possibilities" la dicono lunga a proposito) della maggior parte delle canzoni, che colpiscono subito per la loro struttura elaborata ma compatta. Dane mostra in ogni la brano la propria incredibile capacità interpretativa, riuscendo a dare maggiore spessore anche ai pezzi del lotto meno convincenti (vedi "Timothy Leary"). Tra le otto canzoni proposte, in generale più che discrete, due in particolare sono degne di lode, l'introduttiva"What Tomorrow Knows", un mid-tempo cadenzato impreziosito da un ritornello coinvolgente, grazie anche al lavoro di Loomis alla chitarra, e "The Sanity Assassin", struggente pseudo ballad che ci mostra il lato più intimista dei Nevermore. Un'ultima osservazione riguarda "Godmoney" che si aggiudica senza ombra di dubbio il premio per il miglior testo del disco: un'invettiva violenta contro il potere della religione e il business che la circonda...

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