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INCANTATION: ONWARD TO GOLGOTHA

data

15/10/2008
75


Genere: Death Metal
Etichetta: Relapse
Anno: 1992

1992. In Florida e in Svezia l'exploit del Death metal è una realtà ben assodata. Dopo anni di underground finalmente le band iniziano a mostrare i propri abiti (insanguinati) alla luce del sole, e i nomi in questione si sprecano. Ma nonostante i vari Death, Atheist, Nocturnus e roba varia, occorre ricordarci che le origini del genere sono molto più grezze e marce. Infatti, nel sound degli Incantation troviamo Asphyx, Autopsy Hellhammer e via dicendo, la cui lezione di marcia brutalità è stata recepita in maniera quasi fanatica da parte degli statunitensi, che possono a ragione vantarsi di essere una delle band più tradizionaliste e anti-sperimentali che ci possa essere. E questa è una delle ragioni per la quale gli Incantation o si amano o si odiano, senza mezze misure. L'opener "Golgotha" mette subito in luce le peculiarità della band: marciume, cattiveria, blasfemia e una produzione scadente e polverosissima che sottolinea il tutto. Qualcuno potrebbe detestare i riff quasi inintellegibili che necessitano uno sforzo per essere colti, la batteria semplice e basilare ma potente ed efficace. D'altra parte, c'è chi ama il profondo senso di marcio che pervade il sound dei deathster, il growl spaventosamente strozzato dell'allora vocalist Craig Pillard, che sfido chiunque a non trovare quantomeno inquietante. Ma come si può immaginare, i feticisti del blast beat e della velocità hanno poco da apprezzare qui: basta arrivare alla seconda traccia "Devoured Death" per accorgersi di come la velocità cala vertiginosamente, fino a raggiungere i limiti del doom. E tutto ciò si trascina per il resto dell'album, dove troviamo suoni sempre più sporchi e cupi, riff tutt'altro che chiari, sporadici assoli privi di ogni senso e regola. Il disco non è certamente un capolavoro, per carità, ma il suo valore storico è elevato, perchè porta a comprendere le origini e gli sviluppi della scena underground di uno dei generi che meglio rappresenta, forse, quello che è rimasto dello spirito e dell'attitudine metallara. Ma è solo l'inizio, questi giovinastri hanno in serbo delle belle sorprese.

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