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BIRDS OF PREY: THE HELLPREACHER

data

22/04/2009
75


Genere: Sludge Thrash/Death
Etichetta: Relapse Records
Distro:
Anno: 2009

Grezzi e pesanti oltre ogni dire, gli statunitensi Birds Of Prey presentano il loro terzo album nell'arco di tre anni di carriera. Piccola premessa: i nostri non sono, come si potrebbe pensare vedendoli in foto, quattro bifolchi sudisti (altresì noti come redneck) che tra un bourbon e un cervo tirato sotto con l'immancabile pick up si mettono a strinpellare con gli strumenti usati della band che accompagna il predicatore in una di quelle improbabili messe cantate evangeliche, piuttosto i componenti di una band all-star, nell'accezione più relativa del termine: dietro le pelli troviamo Dave Witte dei thrasher caciaroni Municipal Waste, alla chitarra Erik Larson degli Alabama Thunderpussy e Summer Welch dei Baroness, tra gli altri. Ma esattamente cosa suonano questi sudisti? Un sound molto partcolare, una sorta di death/thrash pieno di elementi rock'n roll che richiamano alla mente roba tipo Entombed ma in chiave southern, per non parlare della pesante aura sludge che ottenebra l'album dal primo all'ultimo groove, ed è impossibile non pensare ai Black Label Society e soprattutto agli Eyehategod, in questo senso. Quindi preparatevi a trottate death'n roll come l'opener "Momma", "Taking On Our Winter Blood" o "Blind Faith" e a momenti di pura fanghiglia melmosa come "Juvie" e soprattutto la lenta e grassa "Tempt The Disciples". I riff sono ben torniti nella loro essenzialità, e per quanto la disarmante semplicità di tempi e battute non consenta grandi virtuosismi, basso e batteria fanno un bel lavoro ritmico. Prestazione sopra le righe per il vocalist, che col suo growling grezzo e intellegibilissimo, alternato a momenti più clean - per così dire - come nella vivace "The Excavation", si dimostra la vera punta di diamante della formazione. Grande merito e plauso va alla produzione, pulita e più che professionale, ma con quella sporcizia, quella fangosità, quella saturazione che è perfettamente congeniale alle peculiarità stilistiche della band. Preparatevi quind a un viaggio nell'America meno opulenta, sofisticata e civilista e respirate a fondo gli umori malsani che emanano i Birds Of Prey, roba da veri uomini, mica quelle fighette liberal bacia-alberi debosciate che si credono chissà chi coi loro dannati diplomi e che offendono il nostro glorioso Paese coi loro cowboy gay e le loro auto ibride! W il Generale Lee!

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