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BEAUTIFUL CREATURES: DEUCE

data

27/02/2006
77


Genere: Hard-Rock
Etichetta: Spitfire/Perris Records
Anno: 2005

Venuti alla ribata delle scene grazie al proprio omonimo debut album, i Beautiful Creatures hanno potuto assaggiare quella che è la vera e propria essenza del successo, supportati da una major label come la Warner Bros che, grazie al proprio grande potere commerciale, ha permesso alla band americana di raggiungere i vertici dell'airplay radiotelevisivo. Oltre ai numerosi passaggi televisivi su MTV, infatti, alcuni singoli della band vennero utilizzati anche come colonne sonore in alcuni telefilm in tv, come ad esempio il ben noto "Smallville". Ora, a distanza di quattro anni dal cd di esordio e dopo l'avvicendamento dietro alle chitarre tra l'uscente Alex Grossi e l'attuale axeman Mark Simpson, il gruppo americano è finalmente pronto a dare un seguito alla propria storia, gettando sul mercato mondiale il nuovo album "Deuce". Musicalmente parlando ci troviamo di fronte ad un lavoro che riprende quanto intravisto all'interno del precedente capitolo, il tutto però rivisto in chiave ancora più aggressiva e moderna, cosa accentuata da una produzione incredibilmente quadrata ed incisiva. Per dirla in breve, quella intravista nel dischetto in esame sembrerebbe essere una sorta di opera di modernizzazione del sound generale dei rockers americani, guidati e capitanati dalla coppia Joe Leste e Anthony Focx, già noti nella scena hard che conta visto il proprio ruolo di timonieri all'interno degli storici Bango Tango, a cui i Beautiful Creaturs possono essere avvicinati per determinati particolari. Dal punto di vista qualitativo ci troviamo di fronte a tredici nuovi brani dagli interessanti spunti nel songwriting, caratterizzati da distorsioni d'impatto ed un mood particolarmente graffiante, particolare che rende il sound del cd indubbiamente accattivante. E' anche vero che il livello generale delle composizioni è leggermente inferiore rispetto a quello dei brani del 2001, ma ciò non va a limare eccessivamente il risultato finale di un sequel che merita comunque una doverosa promozione, anche se al netto delle lodi cosegnate in precedenza. Un'ottima parentesi per i rockers più attuali, che sanno cibarsi indistintamente sia del presente che del passato sonoro.

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