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JULIA AND THE ROOFERS

La musica non si ferma e non deve farlo neanche di fronte ad una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo dello spettacolo. E ci vuole sicuramente coraggio a far uscire un disco in questo periodo, vista l’impossibilità di promuoverlo nei modi tradizionali. Ma ai Julia And The Roofers, trio ligure capitanato dalla giovane cantante Giulia, questo coraggio non manca e se ne fregano. Al momento dell’intervista la band ha pubblicato "Sound of Evil", un interessante singolo (accompagnato da un video) che fa da apripista all’album di prossima uscita.

Ciao Julia, benvenuta! Per prima cosa parlaci della tua storia, del tuo background musicale e delle tue esperienze precedenti. Ciao! Grazie mille, è davvero un piacere poter parlare con voi. Io vengo da una famiglia di sportivi dove di musica si parlava poco e niente. Mi sono avvicinata a questo mondo verso i 14 anni mettendo su un gruppetto punk che di punk aveva ben poco. A questo punto i miei si sono arresi e mi hanno permesso di studiare canto e chitarra. Qualche anno dopo ho avuto la possibilità di entrare a far parte di un tributo ai Led Zeppelin e questa esperienza mi ha aperto un mondo. Da lì ho provato un po’ di tutto: ho cantato in alcune band prog, suonato la chitarra in un gruppo reggae, per poi passare al metal, prima come cantante e poi come chitarrista, finendo anche in un gruppo funk. E adesso eccoci qua con i Julia and The Roofers...

Come, dove e quando è nato il progetto “Julia and The Roofers”?  I Julia and the Roofers nascono nel 2018 con l’idea di creare un trio di cover in acustico che ci permettesse di suonare il più possibile nella nostra Liguria e territori limitrofi. Abbiamo così studiato insieme a Peso e Ranza un repertorio che risultasse appetibile un po’ per tutti inserendo strumenti particolari quali il sitar, l’armonica e una vasta gamma di percussioni.

I "roofers" sono coloro che fanno i tetti o li riparano. Come mai hai scelto questo nome curioso per la tua band? Ho dato la possibilità ai miei soci di scegliere la seconda parte del nome e questo è il risultato. Di recente siamo anche venuti a sapere che nello slang inglese la parola “roofers” viene utilizzata per indicare gli spacciatori.

Sei una cantante e bassista. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali? A quali musicisti ti ispiri principalmente? In realtà mi sento molto più cantante che bassista. Il mio avvicinamento a questo strumento nasce più che altro da motivi utili, ma sono sicura che con il tempo diventerà parte integrante del mio personaggio. Tra i miei punti di riferimento musicali sicuramente metterei ai primi posti Robert Plant e Ronnie James Dio per quanto riguarda la parte vocale. A livello compositivo sono assolutamente ammaliata dalle capacità di Jerry Cantrell. (dei grandi Alice In Chains, ndr.).

Nella band è presente un mostro sacro del metal italiano, ovvero Peso, batterista dei Necrodeath. Nel primo singolo uscito è inoltre presente come ospite anche Pier Gonella, chitarrista dei già citati Necrodeath e di tanti altri progetti. Come sono nate queste collaborazioni? La collaborazione con Peso è nata con il tempo. Frequentando la scuola MusicArt come allieva di Pier Gonella ho avuto la possibilità di esibirmi insieme a lui in varie occasioni fino alla decisione che ha portato alla nascita di questo progetto. Pier ci ha aiutato nella costruzione del disco che è stato interamente registrato, mixato e masterizzato presso il MusicArt Studio.

In che modo l’essere circondata da musicisti molto esperti ti sta aiutando? Quali sono i consigli più importanti che ti stanno dando? Collaborare con musicisti di questo calibro mi ha dato la possibilità di lavorare sul mio materiale nella maniera più completa possibile, tirando fuori tutte quelle idee e sfumature che da sola non sarei mai riuscita ad esteriorizzare. Oltre ad avermi insegnato molto a livello pratico, essendo questa la mia prima vera esperienza in studio, ho ricevuto anche un notevole sostegno a livello umano. Diciamo che io avevo una meta e loro mi hanno indicato la via come dei veri maestri!

Ti va di parlarci dell’album di prossima uscita? Musicalmente che coordinate segue? Ho sempre trovato molto difficile definire il genere di questo progetto, quello che posso dire con certezza è che sicuramente fa parte della grande famiglia del rock: si ispira molto al mood del grunge, ma presenta molti elementi più alternativi e gotici sia a livello di suoni, sia di atmosfere.

I testi invece su cosa sono incentrati? C’è un filo conduttore che lega le canzoni? Questo disco in realtà è un lavoro molto personale che va ad analizzare alcuni avvenimenti del mio passato recente. Ho voluto usare questo progetto come un rituale per esorcizzare alcuni di questi episodi e liberarmi della loro influenza negativa in modo costruttivo.

E’ coraggioso far uscire un disco in questo periodo in cui purtroppo non è possibile fare promozione con i concerti. Nell’attesa che tutto torni alla normalità, state pensando di fare live in streaming e presentazioni online? Diciamo che non sono mai stata fortunata con le tempistiche. Al momento non abbiamo ancora nulla di definito in programma, speriamo solo si possa tornare il prima possibile ad una normalità apparente per poter promuovere il disco sul campo che è sicuramente la parte più interessante.

Alla luce di questa imprevista ed imprevedibile Covid-Era, come pensi che cambierà il mondo della musica in futuro? Che lezione si può trarre da questo periodo infausto? Avendo passato così tanto tempo senza eventi quali concerti e simili, spero che la gente si sia resa conto di quanto il settore dell’intrattenimento sia importante e inizi così a sostenere anche le realtà più piccole dando a tutti la possibilità di avere il proprio spazio senza dover lottare come al solito.

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