PISS: il nuovo singolo
I PISS presentano il video ufficiale dell'ultimo singolo, "Rote Zora. ‘Resistance is Possible.’ Emma, n. 6, giugno 1984, pp. 39-41". Diretto da Eila Vallevand, il video combina filmati d’archivio e animazione. Clicca QUI per guardarlo.
"Rote Zora. ‘Resistance is Possible.’ Emma, n. 6, giugno 1984, pp. 39-41" arriva dopo la pubblicazione di due singoli di spicco, Blocking a scene you can’t remember e Time loop at hot slit, tratti dall’album di debutto della band, You made me / skin on linen, in uscita il 30 ottobre in formato LP, CD, cassetta e digitale in tutto il mondo per Sub Pop e in Canada per Paper Bag Records.
I PISS partiranno per un tour di 12 date in Nord America come gruppo di supporto diretto alla band post-punk di Dublino Gilla Band. Il calendario prevede inoltre diverse esibizioni nei festival europei, tra cui Pitchfork Paris in Francia, Iceland Airwaves a Reykjavík e Sonic City a Kortrijk, in Belgio. La band è stata inoltre confermata per il Primavera Sound di Barcellona, in Spagna, il prossimo giugno.
Di recente, i PISS hanno offerto un’intensa e memorabile esibizione ai KEXP, eseguendo in sequenza 11 brani tratti dal loro album di debutto in arrivo. La sessione è stata condotta da Brian Foss di Sonic Reducers ed è disponibile QUI.
I PISS sono Taylor Zantingh (voce), Tyler Paterson (chitarra), Gavin Moya (basso) e Garreth Roberts (batteria). La band ha registrato il suo album di debutto, you made me / skin on linen, nel gennaio 2025 con Colin Stewart presso gli Hive Creative Labs. Il disco uscirà il 30 ottobre 2026 per Paper Bag Records in Canada e Sub Pop Records nel resto del mondo.
Il quartetto di Vancouver, nella Columbia Britannica, fonde punk, poesia, collage sonori, performance art e arti visive, dando vita a un progetto multidisciplinare che sfuma i confini tra dimensione personale e politica.
you made me / skin on linen racconta un’infanzia segnata da forme di violenza strutturale, sistemica e intima. Nel corso del disco, i riferimenti alla creazione artistica diventano metafore dei molteplici modi in cui portiamo con noi le conseguenze di questa violenza: ogni esperienza lascia un’impronta, contribuendo gradualmente a plasmare o deformare la nostra identità, proprio come un pezzo d’argilla modellato da ogni segno che riceve.
Il disco rifiuta conclusioni semplicistiche: anziché offrire un unico punto di vista, esplora la violenza come elemento onnipresente della nostra cultura. Pone alcune domande — in che modo la violenza influenza il nostro sviluppo? Le nostre ferite sono parti inseparabili di ciò che siamo? E, se non lo sono, dove finiscono le nostre ferite e dove cominciamo noi? — lasciando all’ascoltatore il compito di trovare le proprie risposte.

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