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WITCHCRAFT: Nucleus

data

15/03/2016
79


Genere: Doom Metal, Hard Rock
Etichetta: Nuclear Blast Records
Distro: Warner Music
Anno: 2016

Se bisogna associare le parole “doom” ed “occultismo” ad una particolare band, uno dei primi nomi che saltano alla mente è sicuramente quello dei Witchcraft. Se a quelle parole ne aggiungessimo altre due come “attesa fremente”, allora il nome “Witchcraft” si meriterebbe la vetta più assoluta, soprattutto per la bellezza infinita che ha avuto un album come il precedente ‘Legend’, una gemma del doom europeo. Dopo quattro anni di pausa, gli svedesi tornano con ‘Nucleus’, quinto capitolo della loro discografia, per tentare di dimostrare ancora una volta (qualora ce ne fosse bisogno) la loro destrezza e le loro capacità di guidare l’ascoltatore verso mondi oscuri, ma pieni di sapori e di odori spiccatamente classici e vintage. Come in un certo senso è dimostrato anche dalla figura principale della copertina, una prisma multicolor che, fatto roteare a velocità moderata ma costante, disegna scenari suggestivi che toccano anche la psichedelia. Con i primi brani i Witchcraft dimostrano a pieno titolo che sanno fare doom di qualità, senza scadere nel già fatto e già sentito; un doom guidato dalla superba cantilena carica di tristezza e di inquietudine di Magnus Pelander, il vero marchio di fabbrica della band. Chiunque sia convinto che questa è l’unica strada che in ‘Nucleus’ la band percorre, si deve imbattere in “The Outcast”, a sua volta pubblicato come singolo promozionale dell’album: un brano che in qualche modo capovolge gli stilemi classici della band, intraprendendo strade più vicine al blues ed al rock più classico, sapendoli plasmare in maniera molto convincente, non disdegnando sentori danzerecci soprattutto nelle parti riservate al flauto. Dopo questa felice parentesi, si ritorna nella calda ombra creata dalle corde vocali e dalla chitarra struggente di Pelander. La title-track è da ascoltare con l’anima in mano, avvolti nel plumbeo mistero. Una vera e propria liturgia apparentemente senza fine. Sensazioni mistiche che continuano con “An Exorcism Of Doubts”, che mantengono i ritmi particolarmente bassi e profondi del brano precedente. Ad alzare quanto basta i ritmi ci pensa “The Obsessed”, che si pone a metà tra “The Outcast” ed i rimanenti brani precedenti, ma che mantiene preponderante una base doom tipica del loro sound. Si torna a scavare nel doom dapprima con “To Transcend Bitterness”, e poi soprattutto con “Helpless”, altro affresco di decadentismo pieno di malinconie, in cui non si cerca il bisogno di supporti vari che volessero salvare l’ascoltatore dalle tenebre oscure. E si finisce a testa bassa che più bassa non si può con la suite conclusiva “Breakdown”, creazione doom zeppa di arpeggi distorti creati da Pelander, e sostenuta dalla batteria di Rage Widerberg, dalla cadenza talmente lenta che a tratti sfiora il disarmo. Quindici minuti di canzone che non risultano alla lunga noiosi e ridondanti, e traspaiono invece atmosfere piene d’interesse. Settanta minuti di musica che, pur essendo uno stile particolarmente pesante, si lasciano ascoltare con relativa scioltezza, grazie alle qualità indiscusse della band. Un doom mistico ed occulto di cui se ne sentiva il bisogno. In attesa del nuovo lavoro dei Blood Ceremony, giusto per rimanere in tema di occultismo e suoi derivati, possiamo già iniziare a dire: bentornati Witchcraft.

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