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VOODOO CIRCLE: Whisky Fingers

data

18/11/2015
76


Genere: Hard Rock
Etichetta: AFM Records
Distro:
Anno: 2015

Se c’è una cosa che possiamo affermare con certezza è che ascoltare questi ragazzi è come assaporare del buon whiskey invecchiato a dovere in botti di rovere. Degustandolo si possono cogliere tutti i sapori e le sfumature dell’hard rock più classico, l’invecchiamento che diventa esperienza impartita dai tanti palchi calcati negli anni. Insomma, i nostri confermano di aver appreso la lezione e di poter salire ancora una volta in cattedra per dare sfoggio delle loro abilità tecniche, ed interpretative con questo nuovo lavoro che di certo sarà molto apprezzato dai nostalgici. Le intenzioni dei nostri sono da subito chiare, fin dalle prime note di "Trapped in Paradise", le ritmiche serrate di chitarra e un assolo di organo hammond ci portano in una dimensione a cavallo tra gli anni '70 e '80 con gradevoli sfumature alla Rainbow dei bei tempi che furono. La voce di David Readman è suadente e sinuosa come un Serpente (Bianco), e le somiglianze con l’omonimo e biondo David sono evidenti sia nella tonalità, sia nella magistrale interpretazione ricca di pathos, soprattutto in pezzi come "Heartbreaking Woman" e nella romantica ballad "The Rhythm Of My Heart" che sfocia in uno struggente e melodico solo di chitarra dal sapore di "Is this love", anche nella scelta dei suoni di chitarra del dotato axeman e leader Alex Beyrodt. Il disco lascia spazio anche a capitoli più “southern” come in "Watch and Wait", dove una chitarra acustica ci accompagna nelle prime battute facendoci sognare tramonti torridi e impolverati sulla Route 66, per poi lasciare spazio alla anthemica "Straight Shooter" e alla shakerante "Devil Takes Me Down " che rappresenta una delle ultime cartucce caricate a pallettoni del platter. Tutti i pezzi contenuti in questo lavoro trovano le loro radici più profonde nell’hard rock classico degli anni ottanta con sfumature melodiche, soprattutto nei refrain, proprie dell’AOR. Non si può dire che le sonorità proposte siano di stampo originale, ma forse ai Voodoo proprio questo non importa, non è all’innovazione che puntano, quanto a rispolverare uno stile indirizzato ai romantici e agli appassionati del genere che non possono farsi scappare questa ennesima ottima prova del quintetto capitanato dal teutonico Alex Beyrodt. Da ascoltare…tutto d’un fiato.

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