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UNEARTHLY TRANCE: Stalking The Ghost

data

26/03/2017
70


Genere: Sludge, Doom Metal
Etichetta: Relapse Records
Distro:
Anno: 2017

Sesto full-length per la prolifica band proveniente dalla Grande Mela, e maleficamente dedita ad un roboante sludge/doom metal dalle tinte oscure che trova la propria genesi nei più reconditi recessi dell'animo umano. The Dark side, la parte più ancestrale dell'animo umano, quella dominata dagli istinti e dalle pratiche occulte la cui origine si perde nella notte dei tempi; tutto questo sono gli Unearthly Trance. In questo 'Stalking The Ghost' lo sludge più marcescente e mefitico incontra il doom più granitico, con i suoi riff dall'incedere lento e rituale, connubio che trova il suo apice in brani quale l'allucinata "Dream State Arsenal", tra i pezzi più riusciti del disco, e la lacerante "Scythe" nella quale brilla la prestazione vocale di Ryan Lipynsky, capace di esprimere con il suo screaming sofferente tutta la desolazione umana dinanzi alla grandezza del cosmo. Altro brano interessante e dinamico è "Lion Strength" caratterizzato dal suo incedere marziale, dalla metrica ben scandita e con un climax altalenante che trasporta l'ascoltatore tra momenti di calma sonora ad esplosioni di distorsioni roboanti. Procedendo verso la conclusione del disco, anche il ritmo sembra subire un rallentamento ulteriore, con "Invisible Butchery" l'atmosfera si incupisce oltremodo, le note diventano monoliti innalzati su uno sfondo arido e deserto, lo scorrere del tempo dimezza la sua velocità, ed è il ruggito di Darren Verni, che nell'occasione sostituisce alla voce Ryan Lipynsky, a dominare questo regno senza luogo e tempo. La timbrica di Darren si atteggia più ad un growl profondo che risente dell'influenza del doom più moderno, contaminato con la corrente black metal, e l'intero brano è ammantato da quell'aura di epicità che funge da preludio al successivo "The Great Cauldron", altro brano tra i migliori del platter. In quest'ultimo il ritmo ritorna incalzante, come ritorna lo scream di Ryan, cantore maledetto di questa sonata viscerale dal forte sapore epico che mostra le abilità del singer anche nelle parti vocali clean. Il trio a stelle e strisce decide infine di congedarsi con un brano strumentale che pare essere la conclusione ideale per un disco così oscuro e da metabolizzare con la dovuta calma per essere apprezzato. "In The Forests Keep" infatti mantiene quella tensione creatasi attraverso le 7 precedenti tracce, amplia il senso di smarrimento e contribuisce a mantenere alta l'atmosfera di cupo atterrimento. Di sicuro è un disco che  può risultare ostico o pesante in alcuni frangenti, l'ascoltatore quindi non deve far altro che lasciare che gli spiriti ancestrali lo prendano per mano ed abbandonarsi ad un viaggio catartico in una dimensione ignota.

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