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TRAGODIA: Mythmaker

data

05/11/2013
82


Genere: Heavy Prog Gothic Metal
Etichetta: Kolony Records
Distro: Alive
Anno: 2013

Avevamo lasciato i Tragodia all'inizio dello scorso anno con la sorpresa 'Theomacy', un ottimo cd che proiettava il combo bresciano direttamente verso i gradini più alti della scena italiana (e non solo); un enorme passo in avanti rispetto al pur pregevole debutto 'The Promethean Legacy', ragion per cui si facevano sempre più numerose le aspettative e di conseguenza anche le pressioni che si erano venute a creare attorno al gruppo: sarebbero stati capaci quantomeno di mantenere lo standard costruito dopo anni e anni di gavetta? I Tragodia riescono con nostra somma gioia a fugare qualsiasi dubbio visto che con questa release ci offrono nuovamente una prestazione davvero coi fiocchi sotto tutti i punti di vista. Una produzione dal taglio moderno, di caratura internazionale, così pregna di suoni cristallini è uno degli elementi che ci colpiscono subito all'orecchio, frutto del magistrale lavoro effettuato presso gli Elfo Studio di Piacenza. I brani che ne vengono fuori partono da una rocciosa base heavy, ma ciò nonostante mantengono una linea tendenzialmente melodica per poi svilupparsi in maniera decisamente personale attingendo in maniera saggia anche da altre realtà, come ad esempio il gothic o il groove-metal, senza tralasciare alcune componenti di stampo progressivo-sinfoniche, dando luogo ad una successione di emozioni che variano senza soluzione di continuità, composizioni che accumulano tensione e sofferenza sempre pronte a sprigionare aggressivi riffs di chitarra da parte delle twin guitars con le urla disperate dell'ottimo Luca Meloni a gettare benzina sul fuoco, autentico trascinatore del gruppo, abile nell'essere camaleontico alternando nella giusta misura harsh vocals e soluzioni più ad ampio respiro. Splendidi gli interventi delle tastiere e del synth che non escono mai fuori dal seminato permettendo all'opera di mantenere quel mood malinconico, oscuro e a tratti claustrofobico che ben si sposa con una certa raffinatezza nell'esecuzione e nell'interpretazione. Sarebbe riduttivo indicare un brano che si eleva rispetto agli altri visto che l'opera dev'essere assolutamente apprezzata nella sua interezza, ma per farvi meglio comprendere la portata della proposta della band si potrebbe citare "A Temple In Time", che si conclude con un bellissimo piano dopo il darkeggiante e solenne incedere ritmico.

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