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THREAT SIGNAL: UNDER REPRISAL

data

26/05/2006
90


Genere: Modern Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2006

E’ ormai chiaro come anche Nuclear Blast stia cercando, con un po’ di ritardo, di attaccarsi al metalcore sound ‘che tira’ al giorno d’oggi; dopo che altre label come Century Media e Metal Blade hanno fatto lo stesso, poteva la potentissima indie di Donzdorf tirarsi indietro? Ovviamente no. Dopo il buco nell’acqua che rappresentarono i Bleed The Sky qualche tempo fa ero piuttosto timoroso di ascoltare questi Threat Signal. Le credenziali erano ottime, certo (produzione targata Christian Olde Wolbers, mica uno qualsiasi), ma le probabilità che il tutto si rivelasse l’ennesima bolla di sapone gonfiata ad hoc per poi esplodere erano altissime. Mi sbagliavo di grosso. Partiamo dal dire cosa suona la band canadese. Nonostante la bio li definisca in modo piuttosto sbrigativo ‘melodic death metal’ è evidente fin dall’opener “Rational Eyes” come l’etichetta gli stia davvero stretta. I Threat Signal pescano senza dubbio dal metalcore pregno di sound svedese che ha fatto la fortuna di band come (ultimi) Soilwork o Mnemic, ma vanno decisamente oltre infilando pesanti echi dei Meshuggah, ritornelli ariosi alla Linkin Park/Fear Factory (!) e thrash metal d’annata. Detta così può sembrare una cazzata, ma vi sfido ad ascoltare l’album e a non concordare con questa pur bislacca descrizione. A pezzi furiosi e da headbanging sfrenato come “One Last Breath” o “Seeing Red” si contrappongono brani più melodici, estremamente appetibili (“A New Beginning”, la vedrei benissimo e anche di più come singolo, o l’emozionante coda finale di “As I Destruct”) e sorretti da una produzione robusta, ricca, assolutamente fresca e che dona ancor più fascino a “Under Reprisal”. Un sound corposo che assegna pari importanza a chitarre, tastiere, sezione ritmica e voce, ottima in tal senso l’ugola di Jon Howard, uno che sa stare perfettamente a metà strada tra Burton C. Bell e Randy Blythe. E allora poco importa se l’originalità viene spesso meno durante l’ascolto; a fare un disco è in certi casi la qualità, prima di tutto, e di qualità “Under Reprisal” ne è pieno. Per chi scrive, debutto dell’anno.

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