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SOLITUDE AETURNUS: INTO THE DEPTHS OF SORROW

data

28/02/2005
89


Genere: doom
Etichetta: Roadracer
Anno: 1991

Formatisi nel 1987 nella città di Dallas (Texas - USA) con il nome di Solitude (con l'aggiunta di Aeturnus per ragioni di copyright) dal chitarrista John Perez e con due demo demo all'attivo, 'Justice For All' (1987) e 'Demo' (1989), i Solitude Aeturnus sfornarono questo capolavoro del Doom metal nel 1991 per la Roadrunner Records (che allora si chiamava ancora Roadracer). Questo gruppo, sebbene ritenuto pura leggenda dai veri cultori del Doom (specialmente classico), non ha mai potuto beneficiare sfortunatamente dell'esposizione che invece certi gruppi meno meritevoli hanno saputo accaparrarsi al momento giusto. Questo album, primo full lenght del gruppo, si presta bene a molteplici ascolti anche da chi è digiuno del genere. La bravura dei Solitude Aeturnus è quella di essere partiti da una base prettamente Metal, con fortissime influenze Doom (un nome per tutti: Candlemass), per cui appare subito evidente che l'ascolto delle canzoni presenti non è affatto ostico, anzi! Con molta professionalità, feeling ed esperienza, il gruppo di John Perez ha saputo distinguersi da tanti altri gruppi che in quegli anni giocavano a chi copiava meglio i Candlemass, proponendo un sound solo all'origine influenzato dal gruppo svedese, perché poi tutto il resto è SA al 100%. Accelerazioni e breaks improvvisi (!!!) di doppia cassa, la stupenda voce (pulita) del singer Robert Lowe (non l'attore...) e un sound di chitarra che sa di americano fin nei pick-up, sono questi gli ingredienti base, oltre ovviamente ai testi, onirici e intensi, che costituiscono l'ossatura del disco. In più se vogliamo si può aggiungere che la reperibilità di 'Into The Depths Of Sorrow' è stata per molto tempo prossima allo zero (oggi invece fortunatamente sia attraverso il merchandising del sito ufficiale del gruppo, sia tramite vari mail orders si può reperire una copia di questo raro e stupendo disco) cosa che ha donato a questa release uno status di "leggendarietà". "Opaque Divinity", "Trascending Sentinels" e "White Ship" (con la sua parte centrale che...) sono gli episodi più rappresentativi, a mio avviso, di questo gran bel disco, che ha avuto solamente la grande sfortuna di essere uscito "troppo tardi", dato che all'inizio degli anni '90 stava esplodendo il genere Death/Doom inglese (e relativi copioni, che non mancano mai...). Fortuna o sfortuna, sono dell'idea che la qualità rimane alta comunque, che sia consociuta o meno, quindi ritengo questo primo disco degli americani Solitude Aeturnus semplicemente un capolavoro, alla stregua di 'Nightfall' dei padri Candlemass.

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