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SACRED STEEL: IRON BLESSINGS

data

11/08/2004
95


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Massacre
Anno: 2004

E finalmente i Sacred Steel danno alla luce il loro quinto disco, proseguendo la loro entusiasmante crescita artistica Dopo le contaminazioni thrash di "Slaughter Prophecy", cosa c'era da aspettarsi da "Iron Blessings"? Ovviamente una mazzata colossale, e un disco che confermasse la validità artistica di una delle band più fieramente controcorrente del panorama true metal internazionale. E i Sacred Steel non solo non hanno deluso le aspettative, ma le hanno ampiamente superate con un disco che non esito a definire la loro definitiva consacrazione: basterebbe l'apertura, quel tremendo growl che annuncia "Open Wide The Gate", per capire quanto possente, violenta e terremotante sia la musica contenuta in "Iron Blessings". Genere? Una parola! Possiamo dire che il consueto power metal di stampo USA è stato violentato da terrificanti influenze thrash metal brutali e aggressive, così come da un feeling ancora più oscuro nel precedente nerissimo "Slaughter Prophecy". A tal proposito, mi sembra abbastanza chiara l'influenza dei Manilla Road più aggressivi (quelli di "Mystification" per capirci), soprattutto per quanto riguarda melodie arcane e necromantiche ben presenti soprattutto nei ritornelli. Sorpresa di rilievo è la riduzione delle parti solistiche (stavolta decisamente slayeriane) della coppia Knittel/Grosshans, che comunque riesce ad esaltare e convincere appieno in sede ritmica con una robusta prestazione valorizzata da un sound ancora più incisivo che in passato. Citazione a parte merita la grandiosa prestazione di Gerrit Mutz, che ogni volta riesce ad affinare il suo stile, non abbandonando mai i consueti toni da "Sirens of Metal" che tante antipatie hanno attirato sul combo crucco, ma sfoderando growl bestiali sempre più numerosi, presenti quasi in ogni episodio del disco incredibilmente vario e multiforme, tanto che è bene parlare di alcuni dei pezzi migliori e più rappresentativi per farsi un'idea. Gli amanti dei Sacred Steel più classici senza dubbio gioiranno di un inno glorioso come "Beneath The Iron Hand", purissimo epic metal dall'incedere lento e marziale che può ricordare brani come "Teeth Of The Hydra" dei mitici Omen (da sempre nume tutelare dei nostri), mentre chi come il sottoscritto crede appieno nella svolta estrema di Mutz e soci non potrà fare a meno di esaltarsi con un capolavoro come "At The Sabbat Of The Possessed" (seguito della vecchia "Tonight The Witches Ride"), praticamente un brano thrash con un ritornello oscurissimo ed epico in stile Manilla Road, La già citata, monumentale opener "Open Wide The Gate", con i suoi sporadici blastbeat alternati a bellissimi e anthemici chorus, è un ottimo riassunto dello spirito del disco, così come la colossale "Victory Of Black Steel", forse il miglior inno autocelebrativo composto dalla band! Ma i Sacred Steel mostrano tutta la loro classe nel brano più sperimentale del lotto, "The Chains Of The Nazarene": tributo all'epic doom dei Candlemass, sonorità finora piuttosto distanti dallo stile della band, e assolutamente aliene da questo disco che per tutta la sua durata mantiene toni veloci e aggressivi. La canzone in questione trova nell'ossessività di linee vocali e nella perversa magia di riff sulfurei la consacrazione dell'anima più nera dei Sacred Steel, candidandosi probabilmente come uno dei loro capolavori di sempre. Insomma, "Iron Blessings" è un disco che farà la gioia di chi ha seguito col cuore questa band, fieramente contro ogni trend imperante in campo heavy metal, che ha fatto di tutto per farsi detestare: troppo estremi per i defenders dell'ultim'ora, troppo manowariani per i thrashers della domenica, ma decisamente troppo grandi per non essere adorati da chi ama l'heavy metal in tutto e per tutto, senza mode e compromessi. Se volete un disco che pur essendo atipico e particolare non mancherà di spararvi cannonate nei denti, accomodatevi.

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