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PRIDE OF LIONS: THE DESTINY STONE

data

18/11/2004
84


Genere: Melodic Rock
Etichetta: Frontiers
Anno: 2005

Ritorna, a distanza di un anno dal disco di debutto, il duo Peterik-Hitchcock, il quale, sotto il monicker Pride Of Lions, dà vita al secondo capitolo di tale favoloso progetto, capace di strappare nell'uscita precedente unanimi elogi e complimenti meritati. "The Destiny Stone", questo il titolo della nuova fatica in studio, raccoglie dodici tracce nel più perfetto stile rock dei leoni americani, bravi ed attenti nel riprendere la strada delle sonorità già tracciate in precedenza. Eppure, nonostante l'evidente somiglianza stilistica con il proprio predecessore, molti sono gli elementi che fanno del platter in questione un lavoro meno scontato di quanto fosse stato possibile pensare, ed i motivi sono presto detti. Innanzitutto va segnalata la notevole maturazione artistica del già dotatissimo Hitchcock, capace di offrire una performance dietro al microfono che poco ha da invidiare ai grandi nomi del panorama musicale, maturazione che ha coinciso con una presenza meno visibile dei vocalizzi di Jim Peterik all'interno dell'album. E' inoltre evidente una maggiore enfatizzazione del lato pomp insito nel progetto in questione, dato da un lavoro di tastiere sicuramente più protanogonista di quanto non fosse stato fatto in passato. Tutti gli elementi sin qui citati hanno provveduto a rendere indiscutibilmente riuscito anche il secondo capitolo dei Pride Of Lions, offrendo dodici brani che, affidati ancora una volta alla sapiente mano di produzione di Larry Millas (affiancato ovviamente dall'esperienza di Jim), riescono a convincere sotto tutti i punti di vista, partendo da quello sonoro sino ad arrivare alle ispirate idee raccolte in fase di songwriting. Numerose sono le gemme che brillano di una abbagliatante luce propria, tra le quali spiccano composizioni come la vivace apripista "The Courage To Love Somebody", le romantiche ballads "Back To Camelot" e "Light From A Distant Shore", fino ad arrivare alla conclusiva "The Gift Of Song", una suite dal sapore quasi teatrale che chiude magistralmente un lavoro riuscito sotto tutti i punti di vista. A questo punto non mi rimane che confermare in toto la mia valutazione già espressa nel disco di debutto, compiaciuto e felicemente realizzato da un lavoro che, a differenza di molti altri, è riuscito a rispettare senza mezze misure tutte le più rosee aspettative. Grandi leoni, questa sì che si chiama musica.

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