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M.O.D.: THE REBEL YOU LOVE TO HATE

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08/10/2003
50


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast/Audioglobe
Anno: 2003

A volte ritornano. Era successo pochi anni fa con gli Stormtroopers Of Death (i S.O.D. per gli amici) ed ora è il turno dei Method Of Destruction guidati dall’imponente portabandiera dell’aspetto meno serio del metal, tale Billy Milano. Di acqua ne è passata sotto i ponti dall’ultimo studio album di questo gruppo di pazzoidi, ma a livello musicale e demenziale, quasi nulla è cambiato: basta dare un rapido sguardo alla copertina del CD (un abile ritocco al logo del Michael Schenker Group) per capire che l’attitudine giocosa di Milano e soci non è mutata di una virgola. Le coordinate su cui la band assesta i propri colpi partono dai presupposti thrash-core tanto cari ai M.O.D., ma si sviluppano in modo diverso a seconda della canzone. Così in un pezzo come “Wigga” trovano spazio incursioni rap (dal risultato altalenante), mentre in “De Men Of Stein” diventano protagoniste le sfumature techno-elettroniche caratterizzanti il suono dei Rammstein, gruppo tedesco che qui diventa esplicito oggetto della parodia studiata dai M.O.D.. Ancora una band presa di mira, questa volta i Rage Against The Machine, nel brano “Rage Against The Mac Machine” (e come assonanza riconosco che non c’è male), per quello che si rivela essere uno dei (pochi) pezzi degni di nota di tutto il lotto e dal quale meglio emerge lo spirito dei Method Of Destruction. Il problema di “The Rebel You Love To Hate” consiste proprio in questo: nonostante le buone idee, che possono strappare più di un sorriso, dal punto di vista prettamente musicale le canzoni che raggiungono la sufficienza sono al massimo due o tre, e ciò non basta certo a salvare l’intero lavoro. Il compito di risollevare almeno parzialmente le sorti di questo nuova fatica in studio è affidato prima a “Makin’ Friend Is Fun”, in cui echi punk vicini ai primi Clash si mescolano nel refrain alla pesantezza della componente thrash, e poi a “Ass-Ghanistan”, che indipendentemente dai concetti politici espressi (il titolo è tutto un programma), ha una struttura ritmica fulminante che farà sicuramente piacere ai fans che dei M.O.D. ammirano l’anima heavy più di ogni altra cosa. Insomma, con tutto il rispetto per la carriera di Milano & Co., “The Rebel You Love To Hate” è un lavoro tutt’altro che essenziale, vista la pochezza di contenuti e visto, soprattutto, il costo dei CD al giorno d’oggi. È il tipico album che al primo ascolto fa sorridere, ma già al secondo rischia seriamente di annoiare, facendo nascere nella testa dell’ascoltatore quell’amara sensazione, quel vago sospetto, che forse quei venti euro si sarebbero potuti spendere meglio…

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