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KALEDON: CHAPTER II: THE KING'S RESCUE

data

10/12/2004
50


Genere: Power
Etichetta: Steelborn
Anno: 2003

I nostrani Kaledon proseguono il loro cammino di Power Epic post Rhapsodyano, illustrando in questo "Chapter II: The King's Rescue" il proseguimento della loro "Legend Of The Forgotten Saga". A questo punto molti avranno già levato gli occhi al cielo, esclamando cose poco gradite al Creatore. In effetti non hanno tutti i torti, considerato che questi nomi altisonanti alla powerepicsymphonichollywoodfilmscore e chi più ne ha più ne metta hanno un po' stufato, soprattutto per la sovrabbondanza di saghe dimenticate-mistiche-oscure-divine con condimento di drago in agrodolce che frattanto svolazza allegramente sopra il piatto (del cd). Tornando al nostro album, l'intro ci riporta "magicamente" ai film pseudostorici degli anni '60/'70, quando i menestrelli medievali erano dotati di cappelli a tre punte con campanelli e sciorinavano una storia sull'eroe di turno pizzicando a caso un liuto, e fingendo di cantarci sopra secondo il principio per cui "la metrica è solo un'opinione". E fin qui, va tutto (più o meno) bene. I problemi vengono dopo, quando Azrael, che come la storia della musica ci insegna è, a seconda delle necessità, una sorta di Musa, un Demone, un Angelo caduto, un Angelo vendicatore, un Angelo in servizio regolare, o un uomo con un nome veramente notevole, diviene il mostro di turno che porta distruzione e si conquista l'anima di uno dei due principi, ovviamente amici fraterni che lo combatterono insieme, rendendolo un non-morto che tenta di uccidere l'ormai ex amico, il quale viene salvato dal draghetto che si era stancato di svolazzare a vuoto. Da qui, il concept continua secondo tutti i clichè tipici di un concept powerepiceccetera. In un susseguirsi di pezzi più o meno tirati, in un carosello di doppia cassa e riff taglienti ma scontati, l'album scorre in maniera prevedibile. La tecnica di cui fanno sfoggio i componenti del gruppo non basta a salvarlo, complice la voce da prog di Claudio Conti, che mal si adatta ad acuti e tirate palesemente fuori dalla sua portata. Mancano le innovazioni, mancano brani realmente accattivanti: se è vero che ogni tanto ci si solleva dal piattume generale, non lo si fa a sufficienza: i Kaledon hanno fatto i compiti, ma non particolarmente bene. Certamente la produzione è abbastanza valida, i cori e le parti sinfoniche si miscelano bene con la struttura dei pezzi, e questo è da encomiare, ma da qui a fare un album degno d'acquisto, ce ne passa. Qualcuno li ha dipinti come le promesse della musica power italiana: personalmente credo che, se questo è vero, abbiamo ben poco da promettere.

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