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INTO ETERNITY: THE INCURABLE TRAGEDY

data

23/08/2008
70


Genere: Progressive/ Melodic Death Metal
Etichetta: Century Media
Anno: 2008

Mescolate in un unico calderone sonoro Dream Theater e Nevermore con una spruzzata di Death, e otterrete i canadesi Into Eternity, act attivo da diversi anni. Quello che i nostri propongono è un sound potente, aggressivo e tecnicissimo: provate infatti a immaginare un riffing a là Death, una struttura compositiva vicina al sound dei Nevermore (specialmente per quanto riguarda le parti groovegianti, la produzione e il cantato clean) e tanti stacchetti e fraseggi in controtempo, che rendono il tutto decisamente più complesso. Quindi i fan del prog metal avranno pane per i loro denti con questo album. Di sicuro, però, piacerà a quelli che proprio non sanno fare a meno della melodia nel metal: la componente "death", infatti, non è sicuramente preponderante in 'The Incurable Tragedy', dove assistiamo a un continuo duetto vocale tra gli screaming del vocalist Stu Block e il clean di Tim Roth, sottolineato da melodicissimi (e tecnicissimi) fraseggi di chitarra in puro stile Petrucci (cito la traccia "Spent Years Of Regret" al riguardo). Ma la cosa più significativa dell'album, al di là di tutti i preziosismi tecnici possibili e immaginabili, è la cupa aura di tristezza che lo avvolge, sia nei testi che nella musica. E questo non è affatto un caso, dal momento che ci troviamo di fronte a un concept album dedicato alla tragica scomparsa di alcune persone vicine al leader della band Tim Roth. Quindi l'emozionalità di cui sono intrise le parti cantate e i coretti, insieme ai perentori e improvvisi cambi di tempo, lasciano disorientato l'ascoltatore, che si sente contemporaneamente preso a pugni nello stomaco dalla musica mentre un'aura di tristi sensazioni lo avvolgono, per poi concludersi con l'inquietante (ed eloquente) bip continuo dell'elettrocardiogramma. Un disco sofferto, carico di emozioni ed emozionalità, forse un tantino ripetitivo e tecnicistico in certi passaggi, ma di sicuro impatto. Non sappiamo se consigliarlo agli appassionati del Death metal più tecnico, ma chi apprezza gli Opeth e il progressive melodico in genere potrebbe trovarlo interessante. Soprattutto, per esempio, coloro che hanno apprezzato album come 'Metropolis Part 2' dei Dream Theater.

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