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ENTOMBED: INFERNO

data

05/11/2003
80


Genere: Death 'n' Roll
Etichetta: Music For Nations/Audioglobe
Anno: 2003

A due anni dall’ultimo riuscitissimo “Morning Star” e dopo la parentesi “Sons Of Satan Praise The Lord” (doppio album di cover), gli Entombed ritornano prepotentemente a farsi vivi con il nuovo sconquassante “Inferno”. Molte cose sono cambiate dal 1990, anno che vide il debutto della band svedese con il seminale “Left Hand Path”, ed in questo lasso di tempo è innegabile il fatto che, in seno alla musica degli Entombed, sia avvenuta una non irrilevante evoluzione, che ha portato Petrov e soci all’esplorazione di nuovi territori, mescolando il death tritatutto degli esordi con influenze dal feeling più spiccatamente rock ‘n’ roll. Non a caso per le loro più recenti produzioni molti sono propensi a parlare di death ‘n’ roll sound, che ben sottolinea il carattere peculiare della proposta musicale del gruppo scandinavo. L’opener “Retaliation” è un mid tempo oscuro e cadenzato, in cui il suono estremamente rugginoso delle chitarre è sormontato solo dalla voce imperiosa di Petrov, capace ancora una volta di offrire una prestazione all’altezza della situazione. Sia in “The Fix Is In” che in “Thats’s When I Became A Satanist” scopriamo il lato meno ruvido del combo nord europeo. Infatti, nonostante le sfuriate del duo Hellid-Cederlund alle sei corde non manchino, ed il lavoro di Stjärnvind alla batteria non sia certo all’acqua di rose, è impossibile non notare come questi brani si ritaglino uno spazio a sé stante nella carriera degli Entombed. L’elemento discriminante è rappresentato dai refrain, mai così coinvolgenti, mai così orecchiabili (per quanto possa essere orecchiabile un prodotto che reca l’effige del gruppo scandinavo) mai così dannatamente rock’n’roll! Tracce dei vecchi Entombed si possono comunque trovare in tutti i brani proposti, anche se spesso la rabbia e la velocità che caratterizzavano i primi lavori della band passano, oggi, in secondo piano, a vantaggio di una maggior ricercatezza compositiva che privilegia in gran parte ritmi meno impetuosi, ma non per questo meno pesanti. Una graditissima rievocazione dei tempi che furono ci viene offerta da “Young & Dead”, brano che mostra al pubblico come gli Entombed, nonostante tutto, siano ancora in grado di mettere a dura prova i padiglioni auricolari dei fans con un muro di chitarre invalicabile ed un drumming tempestoso. Discorso totalmente diverso per “Descent Into Inferno”, costruita su tempi decisamente meno serrati, in cui la voce di Petrov, assoluta protagonista, veste i panni di un Virgilio un po’ più maligno e conduce l’ascoltatore, attraverso sentieri infuocati, in un inquietante viaggio (di sola andata?) verso l’inferno. Cosa dire di più? “Inferno” è un buon album, che si assesta sui livelli non trascurabili conseguiti dal precedente “Morning Star”, dimostrandosi quindi in grado di soddisfare il palato raffinato di molti metallari che non hanno mai smesso di amare il suddetto gruppo svedese. È inutile scomodare inconcludenti confronti col passato, perché ormai gli Entombed sono questi; hanno trovato una loro dimensione e la stanno sviluppando con classe, esperienza e determinazione.

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