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DARKTHRONE: Old Star

data

19/06/2019
80+64


Genere: Black Metal
Etichetta: Peaceville Records
Distro:
Anno: 2019

Gradito ritorno per i norvegesi Darkthrone, progetto che ha segnato il corso degli eventi del filone black metal e per il quale si possono spendere molte parole dal punto di vista attitudinale e “storico”. La band, già nel titolo sottolinea come voglia far risplendere una luce di stampo old schol, una primordialità che va oltre la produzione e che parte proprio dai primi vagiti del filone. Parliamo allora di influenze death metal, divagazioni doom ed heavy concretamente accostabili al concetto di nwobhm. Un sound che con personalità si affaccia alla nera fiamma, materia prima che grezza viene manipolata e ci viene sottoposta con passione e immutato acume. In tal senso è incredibile come tutto si evidenzi così genuino, entità che però non risulta scontata e che si manifesta ai nostri occhi feroce. Famelico istinto ipnotizza per ridondanza delle strutture, martellante dolore sul quale i Darkthrone meditano con note profonde e primordiali indoli. Trentadue anni di carriera e non sentirli, sentimenti e trasporto che miracolosamente restano immutati e che, ove fosse necessario ancora, danno ennesima prova di coerenza e totale libertà espressiva. Full-length “arcigno”, che non si lascia masticare e che, scendendo giù, lacera il nostro padiglione auricolare. Pietra nuda, polverosa, acre sapore di morte, thrash e black. Non possiamo non citare i Celtic Frost, ma è chiaro come i Darkthrone siano altrettanto seminali e pregni di personalità. Brani in totale libertà, denominatore comune di un lavoro la cui immensa qualità sta proprio nell’istintività che trasuda da ogni singolo episodio. Una stella che brilla di luce propria, nonostante l’aggettivo vecchio che pare più in questo contesto un’attestazione di stima e qualità piuttosto che avvisaglia di stanchezza o assenza di idee. Non ci stanchiamo mai di ascoltare i Darkthrone, la cui proposta resta inimitabile nonostante i tanti cloni che, alla luce di questo sole nero, non possano che vivere di luce riflessa.

A cura di Stefano "Thiess" Santamaria - Voto:80


I Darkthrone giungono alla ragguardevole cifra di diciotto album, che in ventotto anni presuppongono una produttività e una perseveranza non da tutti. I norvegesi si muovono, creativamente parlando, su un sentiero piuttosto angusto, non molto è cambiato nel corso della loro carriera, il che può giovare alla produttività. Storicamente parlando, l´importanza di Fenriz e Nocturno Culto è indiscutibile. Una quindicina di anni fa si sono resi protagonisti di una leggera virata stilistica, inglobando nel loro black metal primordiale elementi di metal tradizionale, doom e death, cioè ciò che in definitiva li ha formati come artisti. Li siamo ancora oggi: un paio di pezzi (la iniziale "I Muffle Your Inner Choir" e "Duke Of Gloat" sono abbastanza black da ricordare i loro primi album, il singolo "The Hardship Of The Scots" è il pezzo piu metal in senso tradizionale, con le inflessioni doom presenti un po' in tutto il lavoro (in particolare in "Alp Man" sembra a tratti di ascoltare Candlemass o Krux). Il resto si dipana nella terra di mezzo fra questi non troppo lontani estremi con il cantato Quorthonesco di Nocturno Culto a enfatizzare l´aura primitiva di questo lavoro dei Darkthrone (e di tutti gli altri). Torna alla mente una dichiarazione di Fenriz a proposito del black metal e dei suoi sottogeneri (in particolare sull' uso o meno di tastiere): "C'è chi fa il pane, e chi fa la torta. E la torta è buona, ma alla fine stanca pure quella. Noi facciamo il pane integrale". È senz´altro preferibile, essendo costretti a scegliere, una dieta a base esclusivamente dell' integralismo dei Darkthrone che di tanti altri prodotti di piu facile ascolto ma di minor contenuto. Rimane il fatto che si tratta di una dieta piuttosto triste che alla lunga, senza un po' di variazione, risulta indigesta. La musica di questi veterani del genere funziona benissimo come dichiarazione d'intenti, come modo per statuire un principio. Decisamente meno come intrattenimento. Panem senza circenses.

A cura di Edoardo Scaramuzzino - Voto: 64

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