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CHROMA KEY: Dead Air For Radios

data

11/03/2010
86


Genere: Elettro/prog rock
Etichetta: Massacre Records
Distro: EMI
Anno: 1998

Nel 1995 Kevin Moore, il virtuoso tastierista dei Dream Theater, decide di lasciare la band all’apice del successo del capolavoro 'Awake' al quale aveva contribuito, come suo solito, non poco sia nei testi, sia nella musica. Rifugiatosi a Santa Fe, nel Nuovo Messico, tagliatosi la folta chioma e assemblato uno studio casalingo, si dedica all’incisione di un nuovo progetto aiutato dagli amici Mark Zonder e Joey Vera, rispettivamente batterista e bassista dei progsters Fates Warning (con i quali aveva già collaborato in passato come guest), e dal chitarrista Jason Anderson. Tutto ci si sarebbe aspettato da un simile virtuoso delle tastiere tranne un capolavoro della musica elettronica, graziato da un mood progressive rock agevolato dalla sezione ritmica dei Fates Warning. In 'Dead Air For Radios' la voce confidenziale e quasi dimessa del musicista di Long Island si alterna a campionamenti carpiti dalla radio, come fatto in passato con i Teatro Del Sogno, e sample di dialoghi presi da vari film. Il pianoforte, nonostante l’uso di tastiere, loop e sintetizzatori, è sempre protagonista delle nove tracce, anche di quelle più progressive (“On The Page”, “America the video”)che si mantengono generalmente su toni riflessivi e malinconici. Il trittico finale di canzoni vedono un progressivo incupirsi dei toni dell’album con un uso sempre più massiccio di campionamenti di stazioni radio ad onde corte che sfociano nell’ultima “Hell Mary” che poggia praticamente solo su di essi. Il gusto musicale e il sapiente tocco che Zonder infonde alla batteria è una lezione di stile che a molti batteristi tecnomostruosi farebbe più che bene: il suo lavoro sa inserirsi garbatamente tra i vortici di note al piano di “On The Page”, come nel divertito Peter Gabriel In Salsa Elettro di “America The Video” per tacere del disperato cadenzato di batteria e piano di “Undertow”. Si capisce di trovarsi di fronte ad un capolavoro solo quando ci si accorge di non poter non citare ogni singola canzone che lo compone. Questo è il caso del primo lavoro di questo gruppo guidato dal mastermind Moore (oltre al piano, alle tastiere, ai campionamenti si dedica al basso e al microfono in pianta stabile) che, dismesso un ingombrante passato musicale, inizia un altro viaggio che lo porterà a comporre nuovi albums e a contribuire alla nascita del gruppo elettro/progressive metal degli OSI (con un altro membro dei Fates Warning, il chitarrista Jim Matheos, e il vecchio compagno Mike Portnoy).

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