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KORN

Ad aprire la serata per questa prima (delle due) data italiana dei Korn ci hanno pensato i DEATHSTARS; purtroppo l’orario d’inizio del concerto ci ha fatto perdere la performance degli svedesi, che a quanto pare hanno scaldato a dovere l’audience. Salgono sul palco i FLYLEAF, già compagni di avventura degli headliner nel recente Family Values (insieme ad altri nomi di spicco come Evanescence, Trivium e Hellyeah). Il loro nu metal psichedelico ha fatto muovere parecchio l’audience, registrando anche i primi mosh pit, e la carica dei cinque è innegabile (soprattutto della singer Lacey, una sorta di Bjork metallizzata); alla lunga però, e per lunga intendo 50 minuti, la freschezza dei brani sfuma, e lascia spazio alla noia, anche a causa della poco coinvolgente presenza scenica. Bravi tutto sommato, ma troppo ostici per suonare così tanto. [Claudia “BleedingMascara” Schiavon] Lo stage viene sistemato per i KORN, e si nota subito la scenografia abbastanza spartana; ma la band di Bakersville, per l’ultima sera orfana di Munky che sarebbe ritornato il giorno seguente per la data di Milano, non ha bisogno di grossi artifici per coinvolgere, anche perché il gremito palasport stasera è tutto dalla loro parte. I session man di turno (batteria, chitarra, ‘tastiere’ e l’ormai inamovibile albino alle percussioni e backing vocals) fanno il loro ingresso, ma è quando appare Fieldy che parte il delirio, con una devastante “Right Now” che apre le danze; Jonathan, visibilmente dimagrito, scapoccia appoggiandosi alla sua caratteristica asta (parto di Giger), mentre brani più e meno riusciti scorrono via come l’olio. Il frontman non ha certo bisogno di colloquiare in modo elaborato, anche perché sa che la folla è totalmente in suo controllo, pronta al visibilio appena lui dovesse muovere un dito. Il viaggio della setlist è bilanciato tra vecchi classici e nuovi brani, tutti eseguiti magistralmente, ma in due ore di concerto si è forse sentita la mancanza di “Twisted Transistor” e “Thoughtless”; l’unica vera pecca è stata l’ugola di Davis, già a corto di fiato durante “A.D.I.D.A.S.”, e ovviamente stremato durante gli ultimi pezzi. A salvare il tutto ci ha pensato il contorno e soprattutto Fieldy, ormai vero motore del Korn sound al giorno d’oggi. Overall, un gran bel concerto, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. [Daniele “Tormentor” Amato] KORN setlist Right Now Love Song A.D.I.D.A.S. Hold On Starting Over Falling Away From Me Coming Undone Here To Stay Hushabye Faget Throw Me Away Freak On A Leash Bottled Up Inside Kiss Evolution Ass Itch Blind Dead Got The Life

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