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KONVENT

Tra le novità discografiche di questo 2020, balza all'occhio l'esordio sulla lunga distanza di quattro giovani donzelle danesi, unite sotto il nome di Konvent. Un nome a cavallo tra sacro e profano, che riesce a sintetizzare la profondità estrema della loro musica, rispecchiando a tutti gli effetti i canoni del death-doom classico, e che trova nella voce catacombale di Rikke Emilie List una potente immagine. In concomitanza con l'uscita di 'Puritan Masochism', pubblicato per Napalm Records, abbiamo scambiato due parole proprio con Rikke, che ci ha spiegato per sommi capi il messaggio che le Konvent vogliono dare, piazzandosi al di fuori da facili pregiudizi e clichè.

Ciao Rikke, e benvenute su Hardsounds.it. Siete un nome praticamente nuovo della scena metal internazionale. Come vi siete conosciute e come è nato l’interesse per questo genere estremo del metal? Quando la nostra precedente batterista Mette ha iniziato a prendere delle lezioni di batteria nel 2015, il suo insegnante (Nicolai della band Dirt Forge) ha raccontato alla sua coinquilina che ha iniziato ad insegnare la batteria ad una ragazza. La sua coinquilina era la nostra bassista Heidi, che ha immediatamente contattato Mette, chiedendole se avesse voglia di formare una band. Heidi ha sempre sognato di formare una band, ma tutti i musicisti a cui ha chiesto non avevano il tempo necessario per far parte di un nuovo progetto. Dato che sia Mette, che Heidi erano più o meno allo stesso livello di formazione con I loro strumenti, la band è sembrata essere l’opportunità ideale per continuare a migliorare il loro livello e per iniziare a scrivere musica. Loro erano alla ricerca di un chitarrista ed hanno chiesto al compagno di studi di Mette, Alexander (altro membro dei Dirt Forge), se la sua fidanzata Sara, che Mette aveva conosciuto mentre suonava in un’altra band, avesse voglia di entrare nella nostra band. Le ragazze avevano bisogno anche di una voce, trovando nella sorella di Mette, la sottoscritta Rikke, la persona giusta dato che stavo prendendo delle lezioni di canto estremo con un cantante metal per un periodo di sei mesi. Io entrai quindi in gioco e ci siamo tutte incontrate in una sala prove per un pomeriggio, provando a jammare sulle note di “Seven Nation Army” dei The White Stripes. L’atmosfera era buona ed abbiamo quindi deciso di formare la band e di prendere il nostro spazio per provare. Dopo tre anni, Mette lasciò la band a causa dei suoi impegni negli studi, e siamo state molto fortunate ad incontrare Julie. Julie aveva solo diciotto anni, ma stave suonando la batteria già da sei anni, rimanendo stupite delle sue qualità quando ha fatto il provino con noi. Così la formazione finale si è stabilizzata. Il fatto che siamo tutte donne è stato proprio casuale. Noi volevamo semplicemente costruire una band, e il destino ha volute che fossimo tutte donne.

Puritan Masochism’ è il vostro debutto, che vede l’unione delle vostre forze con quelle di Napalm Records. Come siete arrivate ad avere un contatto così importante, in relazione alla vostra ancora breve carriera? Nel 2018 siamo state invitate a suonare ad un evento qui a Copenaghen, chiamato 'When Copenhell Freezes Over’. Viene sempre invitata un sacco di gente che lavora nel metal-music business in giro per l’Europa, e dopo il nostro concerto siamo state approcciate da Thorsten Harm di Napalm Records, il quale ci ha volute offrire un contratto di booking. Dopo aver firmato ci siamo impegnate a metterci d’accordo anche sul contratto discografico.

Ascoltando l’album, ho notato fin da subito un’atmosfera di sofferenza perenne, e di mancanza di appigli per poterne uscire. È questo il sentimento principale che vuole trasmettere l’album, o sono comunque nascosti dei momenti di speranza che sta all’ascoltatore dover trovare? Noi proviamo ad essere più aperte possibile, e di non costringere l’ascoltatore a sentire cose negative. Noi apprezziamo fortemente quando l’ascoltatore può costruire delle proprie storie e delle proprie immagini che partono dalla nostra musica.

Copertina di 'Puritan Masochism', uscito il 24 gennaio per Napalm Records

Il video di “Ropes pt.II” sembra ben testimoniare il senso di solitudine e di dolore che l’essere umano affronta. Avete una visione del mondo, anche in ragione agli attuali eventi che vi accadono, simile a quella che si affronta nel video? Riuscite ad intravedere qualche spiraglio di luce in mezzo a tutto quel grigio che inonda il video? Senza andare troppo lontano, il brano comunica che c’è una luce in fondo al tunnel, ma che questo non significa che sia facile da raggiungere.

C’è un brano che rappresenta più di tutti l’atmosfera sinistra dell’album? Probabilmente, può essere ”The Eye”. I testi di questo brano sono un qualcosa che ci trafigge.

Le sensazioni che sviluppate nell’album si ripercuotono tali e quali nella vostra vita, oppure nelle vostre relazioni quotidiane indossate tutt’altri “vestiti”? Tutte le nostre canzoni si basano sulla vita reale. Noi proviamo a renderci più oneste e vere possibile.

Quando avete iniziato a scrivere l’album, qual è stato il riferimento principale da prendere spunto per creare questa impattante miscela death-doom che è ‘Puritan Masochism’? L’album non si configura come un concept-album, ma abbiamo provato a scriverlo basandoci sul tema della perdita di controllo della propria vita.

Quest’atmosfera dal sapore apparentemente negativo viene condita a dovere dalla voce gutturale di Rikke Emilie List, che non ha davvero nulla da invidiare ai colleghi growler maschi. Come si è sviluppata questa tua attitudine vocale? Nel passato ho preso lezioni da un vocalist metal maschile, ed anche da una ex cantante punk. Una preparazione preliminare condotta con la vocal-coach Melissa Cross, e poi cinque anni di esperienza, hanno costruito le fondamenta per le mie attuali doti vocali.

C’è una band (o artista) maschile a cui la tua voce potrebbe essere associata? Sono stata paragonata a Karl Willets dei Bolt Thrower un paio di volte. Però, il suo più recente obiettivo è quello di cantare in growl con la profondità di John Gallagher dei Dying Fetus, e di utilizzare degli scream vocalmente spaventosi come quelli di Ole Luk dei Solbrud.

La parola ‘konvent’, dal tedesco, significa ‘convenzione’, che in Italia equivale sostanzialmente ad un accordo scritto tra due parti in causa, con obiettivi e termini ben precisi. Questa traduzione si può porre anche nel caso vostro, come una promessa fatta all’inizio che questo vostro sodalizio possa rimanere a lungo? Questa è proprio un’interpretazione molto interessante! Tuttavia, quando stavamo discutendo sul nome da dare alla band, nel 2015, avevamo in mente nomi sia inglesi, che danesi. Heidi suggerì la parola danese ‘Kloster’, che significa ‘monastero’ o ‘convento’ in danese. Ci piaceva molto il nome, ma come con molte alter belle scelte, era un nome che esisteva già. Allora io suggerii di tradurlo nel significato inglese ‘convent’, sostituendo la letterca ‘c’ con la ‘k’, dandogli un significato più pesante. Ci piaceva, ma non eravamo convinte al 100%. Così, dopo tre mesi a cercare altre parole che però non ci convincevano, Sara si ricordò infine il suggerimento di ‘Konvent’, realizzando che a tutte piaceva e mettendoci quindi d’accordo su questo nome.

Vi siete mai scontrate con dei facili pregiudizi nei confronti del vostro modo di comunicare, che possono essere religiosi, di buon costume, ecc., anche in ragione del significato del titolo dell’album? Cerchiamo di evitare argomenti come la religione e la politica, e di focalizzarci invece sul pensiero umano, sulla nostra mente e su come interagiamo con gli altri. Non abbiamo mai avuto conversazioni riguardanti i testi delle nostre canzoni assieme a gente conservatrice.

Per voi donne, è difficile trovare spazio all’interno del metal sia generale, che estremo in particolare? Avete avuto esperienze dirette che testimoniano un’eventuale subalternità a vantaggio della componente maschile, invece di trovare momenti di sana condivisione e rispetto? Recentemente, abbiamo avuto solamente dei riscontri positivi sul fatto di formare una metal band femminile. Non abbiamo avuto nessun comment ridicolo o sessista (almeno per il momento… ride). In generale, la gente si è rivelata motlo curiosa e per nulla scettica.

Attualmente, quali band incarnano appieno il vostro modo di suonare e di comunicare? Noi seguiamo ed ammiriamo molte band che sono molto diverse fra loro, e quindi risulta quasi impossibile rispondere degnamente.

Da ultimo, se doveste consigliare a qualcuno il vostro album ed il vostro sound, quale sarebbe il modo migliore per convicerlo? Beh, se apprezzate il doom pesante e lento, le Konvent sono quello che fa per voi. Altrimenti, ascoltateci comunque per provare qualcosa di nuovo (ride).

(photo: Peter Troest)

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