DAVIDE STRACCIONE
Artista poliedrico a tutto tondo, cantante per diverse band (Shores Of Null, Zippo...), manager di un etichetta, gestore di un locale, tour manager, tra gli organizzatori del Frantic Festival. Cerchiamo di saperne di più di questo instancabile stakanovista.
Come ti sei appassionato alla musica estrema e da dove nasce la scelta di cantare? Ciao Igor. La musica è sempre stata una mia passione fin da quando ero molto piccolo. In casa c’era uno stereo e pochissimi dischi, cassette e vinili: da Lucio Battisti a Lucio Dalla, passando per Adriano Celentano e Bob Dylan. Quello che c’era era tutto materiale ereditato dai miei genitori. La svolta è arrivata con la televisione: prima Videomusic, poi TMC2. Grazie a quei canali ho avuto i primi contatti con il punk e il metal, e da lì il percorso è stato piuttosto naturale. Dalle prime cassette di Iron Maiden e Metallica passate da qualche amico più grande, fino ai primi CD di musica più estrema che ho comprato di mia iniziativa: 'Antichrist Superstar' di Marilyn Manson e 'Cruelty and the Beast' dei Cradle of Filth. Nel giro di poco si è aperto un mondo enorme, fatto di mille sfaccettature, nuove amicizie ed emozioni forti. Un vortice dal quale, una volta entrato, difficilmente si esce. A quel punto è nato anche il desiderio di farne parte attivamente. Ho provato inizialmente con la chitarra, ma non sono mai andato oltre gli accordi di base, così ho iniziato a cantare nei primi gruppi durante le superiori. Un po’ perché non sapevo suonare strumenti, un po’ perché ero troppo pigro per affrontare seriamente la teoria musicale. Da lì ho preso anche lezioni di canto per alcuni anni, ed eccomi qui.
Da dove viene l'idea di aprire un locale per concerti, lo Scumm, a Pescara? Dovresti chiederlo a Serena e Luca, che sono le due splendide persone che portano avanti questa meravigliosa realtà dal 2015. Io collaboro come barista e talvolta come local promoter, un ruolo che di fatto svolgo da circa vent’anni per i generi che apprezzo maggiormente, fin dal primo concerto organizzato 20 anni fa. A Pescara la scena musicale alternativa è sempre stata molto piccola e frammentata, ma ho sempre pensato che il mio posto fosse qui. In ogni città serve qualcuno disposto a prendersi dei rischi e a proporre qualcosa di diverso. Nel corso degli anni molti spazi hanno provato, pochi ce l’hanno fatta e li ricordiamo con affetto. Oggi quello spazio è lo Scumm, che porta avanti, tra mille difficoltà, una programmazione che non ha nulla da invidiare a quella di città molto più grandi, con tante band in tour che scelgono di fermarsi qui.
Sei reduce dall'esperienza da tour manager con i Messa, com'è andata? Raccontaci qualche aneddoto. I Messa sono amici, ci conosciamo da anni, e sono una band che stimo molto e che merita pienamente il successo che sta vivendo. Quando mi hanno chiesto di partire in tour con loro non ho avuto dubbi. Ho ricoperto diversi ruoli: driver, tour manager e merchandiser. Non c’è un aneddoto specifico, ma è stata un’esperienza molto formativa dal punto di vista professionale. Vedere da dentro il funzionamento di festival come Hellfest o Resurrection Fest è qualcosa che ti resta e ti fa crescere.
Gli Shores Of Null sono diventati una realtà internazionale, testimonianza ne sono i diversi tour di supporto a realtà già consolidate come Swallow The Sun e Saturnus, tra le altre band. Può considerarsi un traguardo il prossimo tour di spalla ai Paradise Lost o un nuovo trampolino di lancio? Più che un traguardo, lo vedo come una tappa importantissima, e di conseguenza come un nuovo trampolino di lancio. Lo è stato anche il tour con Swallow the Sun e Draconian nel 2023, che resta ad oggi il più lungo che abbiamo fatto: 35 concerti in 18 Paesi.Ogni passo avanti serve anche a bilanciare le occasioni mancate e le cose che non sono andate come speravamo. Fa parte del gioco, l’importante è continuare a farlo e spingere avanti. Il tour con Paradise Lost e Saturnus, previsto tra febbraio e marzo 2026, sarà qualcosa di enorme per noi. I Paradise Lost fanno parte del nostro background musicale, quindi è un onore assoluto condividere il palco con loro e avere l’opportunità di raggiungere un pubblico ancora più ampio.
Come Shores Of Null, quanto siete influenzati dalla scena Gothic Doom anni 90? A livello di band, in parte. Abbiamo ascolti molto eterogenei e non per tutti quel genere e quel periodo hanno lo stesso peso. Posso risponderti soprattutto a livello personale, e lì la risposta è: tanto! Di recente sono stato invitato dal podcast di Metalitalia a parlare dei dischi Gothic Doom usciti nel 1995, in occasione del trentennale di album fondamentali come Draconian Times dei Paradise Lost, The Silent Enigma degli Anathema, The Angel and the Dark River dei My Dying Bride, Mandylion dei The Gathering e molti altri. Potete recuperare la puntata qui:
https://open.spotify.com/episode/098BZSvrQ7wuz8FPOfEvYN?si=d5f26e7be745465a
Sono decisamente il “Gothic Doom guy” della band: per me è un genere che ha significato moltissimo e che ha definito la mia sensibilità artistica. Non sarei qui senza realtà come Sentenced, Tiamat, Type O Negative e quelle citate sopra. Detto questo, negli Shores Of Null convivono molte altre influenze e una forte stratificazione sonora.
A quale disco degli Shores sei più affezionato e quale degli Zippo? Per gli Shores Of Null direi 'Beyond the Shores (On Death And Dying)'. È il nostro lavoro più ambizioso, è uscito in un periodo molto particolare ed è anche quello più influenzato da un certo tipo di Gothic Doom di cui parlavamo prima. Sono affezionato a tutti i nostri dischi, e anche il prossimo, previsto per fine 2026, non farà eccezione, ma 'Beyond the Shores' ha sicuramente un posto speciale. Per quanto riguarda gli Zippo, sono combattuto tra 'The Road to Knowledge' e 'Maktub'. Sono due dischi diversi, ma entrambi rappresentano per me l’apice compositivo della band, perché realizzati con grande coinvolgimento. Se devo sceglierne uno, dico 'The Road to Knowledge': è l’ultimo con la line-up originale, è stato registrato interamente in Abruzzo e contiene diverse collaborazioni con amici musicisti, in gran parte locali, che hanno aggiunto profondità al disco.
Che fine hanno fatto gli Zippo? Anche se non abbiamo mai messo ufficialmente la parola fine alla band, potrei dartela per certa in questa intervista. Le cose sono andate così: a inizio 2017 Stonino, il nostro storico bassista e tra i fondatori della band, ci comunica di volersi prendere una pausa dalla musica live. Non avevamo però intenzione di fermarci, anche perché avevamo delle date molto interessanti in programma, quindi reclutiamo Paolo Garofalo, che ci ha dato una mano a portare a termine tutti i concerti previsti, fino ad Aprile 2019. Negli ultimi 2 anni di attività abbiamo condiviso il palco con Baroness, The Devil's And The Almighty Blues, Punkreas, aperto il tour italiano degli Orange Goblin, suonato al Dome Of Rock di Salisburgo e al Berlin Swamp Fest, abbiamo ristampato il nostro album di debutto 'Ode To Maximum' suonandolo dal vivo allo Scumm in formazione originale. Sono stati due anni fantastici anche se forse la motivazione iniziava già a calare. A un certo punto abbiamo lasciato la sala prove e ci siamo presi una pausa, che poi il Covid ha allungato ulteriormente. Col passare dei mesi e degli anni, la possibilità di un ritorno dal vivo o di un nuovo disco si è probabilmente spenta definitivamente. Chiudo però con un’anticipazione che dico qui per la prima volta: da poco ho ripreso a provare con altri due ex Zippo su un nuovo progetto. In una forma o nell’altra, ci rivedremo presto.
Frantic Fest, cosa significa organizzare un festival che è diventato tappa fissa nelle estati degli amanti delle sonorità estreme? Come scegli le band da far esibire? Svelaci qualche aneddoto. Il Frantic Fest è un festival nato dal basso e totalmente dalla passione per la musica. Non è stato semplice allora e non lo è nemmeno oggi, ma col tempo è diventato un appuntamento fisso. Oggi arrivano persone da tutta Italia e, negli ultimi anni, sempre più anche dall’estero. È motivo di grande orgoglio vedere così tante persone sentirsi a casa al Frantic: ripaga delle infinite ore di lavoro e dei sacrifici fatti negli anni. La selezione delle band parte sempre da un equilibrio. Abbiamo preferenze e nomi che inseguiamo anche da molto tempo, ma ogni edizione prende forma a partire dalle proposte delle agenzie di booking con cui collaboriamo stabilmente. Questo ci permette di capire chi sarà in tour l’estate successiva, chi passerà già da altri festival e cosa è realmente fattibile, soprattutto nel caso di band extra-europee. Giocare d’anticipo è fondamentale. Parallelamente lavoriamo su date secche, possibilmente esclusive per l’Italia. E poi c’è la parte medio-bassa della line-up, quella che personalmente mi dà più soddisfazione: continuo a vivere l’underground in modo totale, ed è importante dare spazio a realtà italiane e internazionali con scelte coerenti, non dettate da tornaconti personali. L’organizzazione del Frantic è talmente impegnativa che, finché posso, evito di suonarci con una mia band. Un’eccezione è stata indiretta: nel 2024 abbiamo suonato con gli Shores Of Null al Fekete Zaj, in Ungheria, il giorno subito dopo la chiusura del Frantic. Partenza da Roma la mattina seguente, zero ore di sonno. Io e Gabbo, anche lui tra gli organizzatori del festival, siamo riusciti a portare a termine il concerto con le ultime energie rimaste, prima di crollare del tutto. Evito i dettagli, ma è stata durissima e poi siamo stati malissimo per giorni.
Sei dietro le quinte anche della Spikerot Records, ma è un po' di tempo che non vediamo pubblicità di nuove uscite, come vanno le cose? Spikerot Records ha chiuso a fine 2024. Abbiamo scelto il silenzio, senza annunci spettacolari. Già un anno prima avevamo deciso di portare a termine l’attività, e il 2024 ci è servito per vendere il catalogo. È stata un’esperienza che ha arricchito molto la mia vita dal 2018 fino alla chiusura. Avevamo un mailorder, facevamo banchetti a fiere del disco, concerti e festival, pubblicavamo dischi di band straordinarie, ristampe e colonne sonore mai stampate in vinile. Ci siamo tolti molte soddisfazioni. Purtroppo, però, le soddisfazioni non pagano le bollette: lavorare per cinque anni senza guadagnare era insostenibile, soprattutto perché avevamo investito molto tempo e risorse. A un certo punto abbiamo dovuto dedicare energie ad altri lavori, e il tempo per portare avanti Spikerot è diventato scarso. Sono però grato ai miei soci Alessio e Antonello per aver condiviso questa visione, e non escludo che in futuro possa tornare la voglia di produrre band. Anche 'Beyond the Shores' e 'The Loss of Beauty' degli Shores Of Null sono usciti per Spikerot, e l’esperienza ci ha insegnato molto anche come band, e che non serve necessariamente una grande etichetta alle spalle per ottenere risultati.
Tra tutte queste attività che svolgi, ti riposi mai? Molto poco. Anche perché, oltre alle attività diciamo artistiche, svolgo anche un lavoro che non ha nulla a che fare con la musica. Lavoro di giorno, spesso anche di sera/notte al bar dello Scumm, e nel mezzo provo ad incastrare le varie altre attività. Non è semplice, ma va bene così.
Riesci a vivere di musica (in tutte le sue forme: con la band, come tour manager, local promoter, etc)? Risposta secca: no! O sarebbe meglio dire in parte. Organizzo concerti da 20 anni e non ho mai guadagnato un centesimo in questo, nell'underground girano pochi soldi, quindi preferisco darli tutti alla band se ce ne sono. A chi mi chiede perché lo faccio vuol dire che non comprende l'underground e l'etica DIY e che non tutto gira intorno ai soldi. È tutta una questione di dare e avere, io ad esempio ho ospitato un numero indefinito di band a casa nel corso degli anni e sono stato a mia volta ospitato. Far parte di questo meccanismo è stato fondamentale per me, e continuo a viverlo perché è il mio mondo. Finché ne avrò le energie, voglio dare il mio contributo come posso. Con la band tutto ciò che entra viene reinvestito nel progetto, quindi no, nemmeno con gli Shores Of Null viviamo di musica. Quando lavoro come driver, tour manager o merchandiser chiaramente vengo pagato per i miei servizi, quindi la risposta in questo caso è sì, ma avendo una vita piena di impegni riesco a farlo solo saltuariamente. Di recente ho iniziato a lavorare come booking agent per Heavy Psych Sound, quindi si può dire che mi barcameno tra varie attività, musicali e non. In definitiva, se non fossi legato in qualche modo alla musica, mi sentirei perso. Che questo significhi “vivere di musica” è relativo: l’importante è che sia io a viverla.
Vuoi aggiungere qualcosa? È stato appena annunciato un nuovo progetto a cui lavoriamo da diverso tempo e che mi vede coinvolto insieme a gente proveniente da Me And That Man, Guineapig e Otus. La nuova band si chiama Corvin e siamo fortemente influenzati dal Gothic Rock di stampo anni 80, The Sisters Of Mercy e Fields Of The Nephilim su tutti, ma anche Type O Negative e altro ancora. Non passerà molto prima che vi faremo ascoltare qualcosa.

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